A Ferdi, operatore di pace, affamato e assetato di giustizia

ferdi2 001Caro Ferdi,

in uno dei tuoi ultimi saluti alle amiche e agli amici hai citato il verso potente di Gibran “è quando si arriva sulla vetta che si comincia a salire”, a prefigurare quegli inizi di viaggi  per terre sconosciute che aspettano tutte/i noi: ci consola in questi giorni l’idea che tu sia partito in avanscoperta, anche se la tua assenza fa male, tanto male.

Sei stato per tanti anni un nostro carissimo compagno di viaggio nei tanti incontri ed appuntamenti del CNCA Lombardia e Nazionale: in te abbiamo trovato un amico gentile, discreto e vero; hai condiviso con noi tante avventure e tanti pensieri con la tua semplicità tante volte disarmante, che sapeva arrivare precisa al succo delle cose ed era capace di raccontarlo in maniera chiara e comprensibile a tutte/i.

Anche in questi anni faticosi di malattia, non ti sei mai tirato indietro, anzi ti sei donato e molto fino all’ultimo: tenevi tanto ai percorsi che abbiamo costruito insieme e hai voluto portare il tuo contributo significativo fin quando hai potuto. Resta il rammarico di non essere riusciti negli anni scorsi ad offrire intorno al tema della fragilità quel percorso pensato e ripensato che prevedeva lo spettacolo “Icaro” della Compagnia ticinese “Finzi Pasca”, che ti aveva così profondamente colpito.

Ci hai insegnato tanto sull’amicizia e sulla possibilità di affrontare con speranza le prove dolorose della vita: non solo in questo tuo ultimo periodo sofferto, ma anche quando anni fa ci mandavi via SMS i “messaggi del Cavaliere”, nel periodo in cui tu e Irene avete affrontato la prova della nascita del vostro primo figlio Lorenzo e dell’intervento che ha dovuto subire nelle sue prime settimane di vita. Hai praticato questa bella idea dell’amicizia come di una rete, che, si sia vicini o si sia lontani, sostiene e rafforza le relazioni, tanto nei momenti felici quanto soprattutto in quelli più faticosi, perchè tessuta e arricchita da una trama di racconti veri, semplici, profondi, che affondano le loro radici nel mistero dell’esistenza e che chiamano a raccolta i nostri cuori e le nostre menti intorno a quello che è essenziale e fondativo per le nostre vite.

Ci lasci un compito gigantesco: come possiamo “ri-organizzare la speranza”, secondo quella tua folgorante frase che ci hai donato nel corso dell’ultimo percorso del Gruppo “Così vicini Così lontani” in cui ci siamo confrontati sulle tante risonanze poste dalla questione del “maschile e del femminile” all’interno dei nostri Gruppi, nei progetti che portiamo avanti e nei territori che abitiamo? Tanto ci ha colpito quella frase, per la sua potenza evocativa e perchè rilanciata da te nella tua condizione di grande fatica e fragilità, che abbiamo deciso di inserirla nel titolo del Seminario che su questo tema faremo il prossimo 11 maggio a Milano e che dopo la tua partenza abbiamo deciso insieme di dedicare a te, come primo momento pubblico in cui ricordarti e ringraziarti, a cui speriamo e ci impegnamo a fare seguire altre significative occasioni.

Siamo consapevoli che per “ri-organizzare la speranza” ci vuole tempo, tanto tempo e fatica, e passione e gioia: ma che il tempo è questo ed è poco, come lo è stato per te, per cui non dobbiamo perderlo in quello che non è essenziale, come tu fino all’ultimo ci hai insegnato con la tua vita.

Ti ringraziamo per averci voluto come amiche/i e compagne/i di viaggio: è stata per noi una grande occasione di crescita personale e comunitaria.

Ti salutiamo con le 2 poesie del nostro comune amico, Padre David Maria Turoldo, con cui ti abbiamo salutato e ringraziato al tuo funerale:

Canta il sogno del mondo

Ama
saluta la gente
dona
perdona
ama ancora e saluta

(nessuno saluta

del condominio,

ma neppure per via).

Dai la mano
aiuta
comprendi
dimentica
e ricorda
solo il bene.

E del bene degli altri
godi e fai

godere.

Godi del nulla che hai
del poco che basta
giorno dopo giorno:
e pure quel poco
– se necessario –
dividi.

E vai,

vai leggero
dietro il vento
e il sole
e canta.

Vai di paese in paese
e saluta

saluta tutti
il nero, l’olivastro
e perfino il bianco.

Canta il sogno
del mondo:
che tutti i paesi
si contendano
di averti generato.

(da “Il grande male”, 1987)

E quando avrò

Quando avrò dalla mia cella
salutato gli amici e il sole
e si alzerà la notte,

finalmente
saldato il conto,
campane
suonate a distesa:

la porta è da tempo
segnata dal sangue

pronte le erbe amare
e il pane azimo:

allora andremo
leggeri nel vento.

(da “Canti ultimi”, 1991)

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Ciao Ferdi, amico, compagno, fratello, 

operatore di pace, affamato e assetato di giustizia

Massimo Pagani, oggi Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza in Lombardia, è in lizza nelle liste di Attilio Fontana “Ma la candidatura è incompatibile col ruolo assegnatogli tre anni fa: si deve dimettere”

Milano, 28 febbraio 2018 – Massimo Pagani, nominato tre anni fa dalla maggioranza del Consiglio regionale, ha manifestato fin dall’inizio inadeguatezza rispetto al ruolo affidatagli mantenendosi inerte per i primi due anni e convocando la Consulta, prevista dalla legge regionale istitutiva del Garante, solo nell’ultimo anno senza darle la possibilità di lavorare in tutte le commissioni tematiche nonostante le continue sollecitazioni ricevute.

In questo scenario di scarso e discontinuo funzionamento di un organismo fondamentale per la promozione e la difesa dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza come previsto dalla Convenzione ONU, legge 176 dello Stato Italiano, si è aggiunta una situazione di grave preoccupazione.

Massimo Pagani è candidato nella lista regionale per Fontana Presidente e ciò è del tutto incompatibile con il ruolo di authority e con il Regolamento Elettorale della Regione Lombardia che indica con chiarezza il Garante tra le persone ineleggibili.

Chiediamo quindi le immediate dimissioni di Massimo Pagani dal suo ruolo di garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Chiediamo inoltre di essere ascoltati dal Presidente del Consiglio Regionale, affinchè in futuro nella nomina di una figura di garanzia così importante prevalgano gli interessi degli under 18

Firmatari:

CNCA Lombardia
Unicef
SOS Villaggi dei Bambini 
Forum Terzo Settore Lombardia

 

Storia di Mohamed, che ha occupato il letto numero 2.300

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Il 2017 segna il record di posti letto nelle strutture per richiedenti asilo del CNCA Lombardia, la federazione che accoglie il maggior numero di migranti in Lombardia.

Milano, 27 dicembre 2017 – Il CNCA (coordinamento nazionale comunità di accoglienza) della Lombardia è la federazione che accoglie il maggior numero di richiedenti asilo in Regione. Con la fine del 2017 ha infranto un record: ha messo a disposizione 2.300 posti letti per migranti, più di ogni altro, tra le province di Milano, Lecco, Varese, Como, Monza Brianza e Sondrio.

Mohamed è il ragazzo cui è stato destinato“Sono arrivato in Italia dalla Costa D’avorio, dopo un viaggio nel deserto infinito, dove ho visto la morte avvicinarsi a molti dei miei compagni di viaggio, dove ho conosciuto la prigionia nei cosiddetti centri di accoglienza in Libia. La barca che mi ha portato in Italia ha rischiato più volte di affondare dato che eravamo troppi su quei quattro assi di legno, che rischiavano ad ogni onda di spaccarsi. Dopo la breve accoglienza a Pozzallo, sono stato trasferito in Lombardia dove ho vissuto per due anni e mezzo in un centro di accoglienza nella provincia di Milano. Ho trovato un luogo accogliente con persone che mi hanno aiutato ad imparare la lingua italiana e mi hanno insegnato un lavoro. Ho partecipato a molte attività con gli anziani del paese, ho aiutato i volontari della protezione civile nella manutenzione del parco. Ed ora, che mi è stato negato lo status di rifugiato, dovrò sopravvivere su una strada senza la possibilità di lavorare. E di vivere”.

Sono migliaia le storie di ragazzi come Mohamed -prevalentemente provenienti dall’Africa sub-sahariana, uomini tra i 18 e i 25 anni- è quello che il CNCA Lombardia ascolta tutti i giorni nelle proprie case di accoglienza. Uno sforzo straordinario che viene espresso da fondazioni, cooperative sociali e associazioni che si occupano da molti anni dei temi connessi alle migrazioni e che sono state sollecitate dalle Istituzioni, ma anche e soprattutto dalla propria sensibilità e vocazione umanitaria a rispondere all’emergenza sbarchi degli ultimi 4 anni.

Il modello di ospitalità adottato è quella di accoglienza diffusa in piccoli appartamenti. Vengono gestiti anche centri più grandi, ma nell’ottica di una risposta emergenziale che in un secondo momento si sappia strutturare per durare nel tempo e garantire standard di ospitalità di alto livello (ove per “per alto livello” non si intende accogliere nel lusso, ma nella dignità, con la spinta a potersi rendere autonomi attraverso il rinforzo delle competenze da spendere nel mondo del lavoro).

“Il problema è che non basta strutturare un accoglienza di qualità, se poi i dispositivi giuridici non funzionano -spiega Valerio Pedroni, responsabile per l’area migranti di CNCA Lombardia-. Per questo diciamo che va rinnovata la legge Bossi-Fini perché oggi stiamo consegnando il 65% dei migranti all’irregolarità, al mercato nero e alla devianza, dato che il tempo dell’accoglienza non si conclude con l’assegnazione di un permesso di soggiorno. Ecco perché siamo stati promotori come federazione della campagna ‘Ero Straniero’ con una proposta di revisione del Testo Unico improntata sul tema del lavoro, come strumento di inclusione e acquisizione di una regolarità amministrativa”.

La campagna “Ero Straniero” ha raccolto in tutta Italia oltre 86mila firme, di cui 21.500 nella sola città metropolitana di Milano, grazie ai 500 banchetti di raccolta firme e i 100 eventi culturali che hanno visto CNCA Lombardia tra i più attivi sostenitori.

“Dalla nostra esperienza di accoglienza emerge che le persone accolte, in gran parte provenienti dall’Africa sub-sahariana, portano con sé una motivazione forte all’integrazione e al lavoro, che se non trova risposta in proposte concrete, e viene fatta appassire nell’assistenzialismo diventa un pericoloso boomerang” conclude Pedroni.

“Educatore e pedagogista”, finalmente la legge.

CNCA Lombardia plaude l’approvazione della L. 2443: regolamentata una figura professionale ricoperta da oltre 200mila persone in Italia.

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Milano, 20 dicembre 2017 – Il CNCA – Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza plaude all’approvazione definitiva della Legge 2443, che disciplina le professioni di educatore e pedagogista.  
“Cnca Lombardia esprime soddisfazione per l’approvazione del ddl 2443, che riconosce dopo tanti anni la professionalità di oltre 200.000 lavoratori. Siamo grati all’on. Vanna Iori, che ha perseguito questo obiettivo con grande determinazione, e a tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato.
Ci aspettiamo che in sede di decreti attuativi vengano posti alla Legge i correttivi proposti da CNCA in relazione alle modalità di ‘regolarizzazione’ di educatori e pedagogisti che lavorano da anni con grande professionalità” spiega Paolo Tartaglione,referente Infazia, Adolescenza e Famiglie – CNCA Lombardia
CNCA torna a segnalare alcune criticità, che si spera vengano prese in considerazione in sede di Decreti Attuativi.

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“Tutto quello che succede a un’altra persona può succedere anche a me” ciao Maria Luisa !

A tutti i gruppi del CNCA – In Ricordo di Luisa, 1 dicembre 2017 

A77 compie quest’anno 40 anni, e proprio quest’anno ci viene a mancare Maria Luisa Albera, amata madre cofondatrice, non solo di A77 ma anche della Federazione del Cnca. Non possiamo purtroppo essere presenti all’assemblea nazionale, che si apre quest’anno nella Giornata Internazionale dell’Aids. Per questo vi scriviamo, grati che vogliate dedicare un momento al ricordo di Maria Luisa.

Pioniera dei gruppi di sostegno per persone con Hiv/Aids, il suo impegno era una profonda scelta di vita: laica, negli anni 80 insieme ad altre due donne “con la porta aperta”, Carla Omodei Zorini ed Elda Fracchia, diede vita a una Comunità di Accoglienza per tossicodipendenti e alla prima Casa Alloggio italiana per malati di AIDS.

E’ sorprendentemente ancora attuale il documentario Come prima, più di prima, t’amerò, realizzato dal regista Daniele Segre nel 1995, nella quale le persone che partecipavano al gruppo organizzato da Maria Luisa parlavano delle proprie angosce e del loro isolamento relazionale. Ancora attuali e inevase alcune delle sfide riportate nella ricerca “Aids. Il prezzo e il valore. Per una nuova accoglienza”, che coinvolse 13 organizzazioni socie del CNCA tra il 1999 e il 2000, pubblicata a cura di Maria Luisa.

Suonano ancora attuali alcuni virgolettati:

Gli anni del che fare, del perché accade e del quando finirà hanno lasciato il posto al silenzio …  con l’avvento delle nuove terapie ci si è trovati di fronte ad una nuova profonda negazione nella società civile … Le parole usate per significare l’Aids appartengono a quelle che nascondono noi stessi agli altri, ma soprattutto gli altri a noi stessi: dicono molte cose dell’aids ma oscurano le persone che di aids sono malate. La rimozione ha riportato nella solitudine le persone sieropositive e ammalate.’

E in un altro suo manoscritto, pubblicato nell’opuscolo dei vent’anni di a77, si dice:

‘Ancora oggi “il virus dell’HIV è metaforicamente il virus delle relazioni, perché prima del fisico, colpisce le relazioni, parte essenziale di ogni uomo. La persona ha perciò bisogno di essere curata non solo nelle sue infezioni ma nella sua integrità… ciò è possibile solo se si parte dal presupposto che l’uomo è il rimedio dell’uomo. Questo significa coinvolgersi nelle vicende umane che incontriamo, e a partire dal noi, ricomporre un io diviso da secoli di cultura dicotomica, nella quale la persona è privata della sua interiore armonia e dell’energia che potrebbe renderla rimedio all’uomo e quindi a sé.’

Una collega che operava con lei in comunità, racconta che c’era una frase che piaceva molto a Maria Luisa e che ripeteva spesso “tutto quello che succede a un’altra persona può succedere anche a me”. Aveva fatto sua questa frase, la incarnava, la viveva ed era, credo, quello che le permetteva di accogliere e accompagnare le persone, lungo strade difficili e uniche di comunione ed essenzialità.

Con immensa gratitudine e affetto, nel suo ricordo facciamo una promessa: servabo, che vuol dire ricorderò, conserverò, ma anche servirò, sarò utile, rinnovando il nostro impegno sul campo insieme a tutti i gruppi del CNCA.

Per A77

Floriana Colombo

Luisa in Cascina San Marco, Milano, 1983

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