Si è conclusa oggi la visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione alla Casa di Reclusione di Milano Opera, nell’ambito della mobilitazione nazionale che ha coinvolto 34 istituti penitenziari in tutta Italia.
“La civiltà di un Paese si dimostra sulla base di come vengono trattati i suoi detenuti. Di fronte a quello che abbiamo osservato oggi e agli sguardi che abbiamo incontrato, viene da chiedersi se la prigione non sia nella nostra testa, nei pregiudizi e nelle facili etichette; nel pensare che una persona che ha sbagliato non possa voltare pagina -ha commentato don Luigi Ciotti, presente alla visita e alla conferenza stampa che le è seguita-. Abbiamo visto tantissimi giovani: se ne parla tanto ma non ce ne si occupa mai davvero”.

Dopo un lungo periodo di diminuzione, la presenza delle persone tra i 18 e i 25 anni negli istituti penitenziari è infatti tornata a crescere: oggi i detenuti tra i 18 e i 20 anni rappresentano l’1,6% della popolazione carceraria, mentre quelli tra i 21 e i 24 anni costituiscono circa il 5%.
“Pensiamo alla storia di Caivano: di fronte a un fatto gravissimo che ha coinvolto dei minorenni, la risposta è stata abbassare l’età per perseguire penalmente i ragazzi. Invece bisognava investire di più nel sostegno alle famiglie e ai ragazzi. Creare delle possibilità”, ha proseguito Ciotti che alle domande provocatorie dei giornalisti sui cosiddetti “maranza” e sulla possibilità di un loro “recupero” ha risposto che la violenza è la manifestazione di una fragilità che merita ascolto e non semplificazioni.
“Il nostro è un richiamo alla politica, urgente e necessario. Abbiamo visto svolgere il ruolo di educatori da persone che educatori non sono e, soprattutto, abbiamo visto tanti giovani che qua dentro non hanno speranza di riscatto perché questo non è un sistema pensato per loro” ha aggiunto la consigliera comunale Diana De Marchi.

Il cosiddetto “decreto Caivano” ha infatti stabilito che chi commette un reato da minorenne può, e non deve, permanere negli istituti penitenziari minorili fino ai 25 anni e può essere trasferito in qualsiasi momento in un istituto per adulti qualora il suo comportamento non sia ritenuto compatibile con l’ordine e la sicurezza. A deciderlo è il direttore della struttura, previo nulla osta del magistrato che però può rifiutare lo spostamento solo per ragioni di sicurezza. Una scelta che privilegerebbe un approccio punitivo a discapito della finalità educativa che dovrebbe caratterizzare l’esecuzione della pena, specialmente nei confronti di chi ha commesso il reato da minorenne.
Anche a Opera si riscontra poi il tema del sovraffollamento. Su 900 posti disponibili, hanno spiegato i membri del comitato, ci sono 1.370 persone. “Quello che abbiamo visto è un carcere che ha la funzione di contenitore -hanno concluso Vincenzo Greco e Ivan Lembo della CGIL di Milano-. C’è un tema enorme legato al caldo, alla mancanza di attività e alla carenza d’acqua. La volontà normativa non è quella di attuare pienamente la Costituzione e dare senso alla sua funzione di reinserimento sociale e di abbattimento della recidiva”.
Come ricorda Paolo Cattaneo, del CNCA Lombardia, “il CNCA aderisce all’Alleanza 27 perché crede ancora nell’umanità della giustizia. Esiste un sistema giudiziario che va oltre la pancia, che sa essere razionale e giusto. Che vede, se non la possibilità di rieducare, almeno quella di fare uscire persone migliori. Invece oggi chi esce dal carcere esce spesso peggiore, con una recidiva tristemente destinata ad aumentare”.


























