La logica securitaria della paura e del controllo schiaccia e rende invisibile qualsiasi percorso alternativo possibile. Di fronte agli ultimi interventi nei quartieri milanesi, serve un cambio di passo.
“La politica delle periferie si deve limitare a questo? È la sola cosa che siamo in grado di fare?”.
Con questa domanda Paolo Cattaneo, presidente del CNCA Lombardia, commenta l’operazione di giovedì 10 settembre nei quartieri della Ghisolfa e di Quarto Oggiaro, a Nord-Ovest di Milano. Un controllo straordinario interforze, deciso in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che ha visto l’identificazione di 733 persone.
L’intervento è stato motivato dal Prefetto Claudio Sgaraglia con l’obiettivo di “assicurare una presenza coordinata delle Istituzioni, capace non soltanto di contrastare i fenomeni di illegalità, ma anche di incidere sulle condizioni di vivibilità e di decoro degli spazi urbani”, annunciando ulteriori iniziative dello stesso tipo nelle aree che richiedono una più incisiva azione di presidio.

Un concetto di sicurezza che per Cattaneo rimanda ormai, sia a livello nazionale che locale, al solo utilizzo della forza e al controllo militare del territorio, innescando paradossalmente un senso di pericolo. Grande assente resta invece un confronto su che cosa davvero possa significare “sicurezza”, in senso propositivo, nella vita di tutti i giorni all’interno dei quartieri.
Eppure i percorsi alternativi esistono già. In queste settimane sta partendo proprio da Quarto Oggiaro e Villapizzone un progetto finanziato dall’impresa sociale Con i bambini, che con tre milioni di euro sostiene in quindici città italiane le realtà del Terzo Settore per realizzare iniziative di accoglienza, inclusione e accompagnamento, anche sul fronte del penale minorile. Un intervento che lavora sulla promozione della legalità anziché sul contrasto punitivo.
Di progetti di questo tipo, tuttavia, non si parla e non si analizzano i risultati. Al contrario, il bilancio del blitz parla di una persona arrestata, otto denunciate, quattro portate in questura e alcuni rifiuti raccolti: un esito ridotto a fronte di un investimento di denaro con cui si sarebbe potuta organizzare una speranza diversa per il territorio.
