Una rete per Fiorella

[Per questioni di privacy il nome e il paese di appartenenza della protagonista di questo scritto saranno inventati.]

“Quando conosco Fiorella a novembre 2022, lei ha 18 anni, lunghi capelli rossi e un viso imperscrutabile, a tratti malinconico. Siamo in classe, io ed il collega stiamo presentando il progetto di peer education nelle classi terze e quarte del liceo della città lacustre di Cerrello e lei attrae subito la nostra attenzione. Malgrado sembri distaccata e impassibile, ascolta e partecipa intensamente alle attivazioni proposte, confrontandosi con i compagni e gli educatori appena conosciuti in modo chiaro e rispettoso.
Il progetto di peer education -un’iniziativa finalizzata alla prevenzione alle dipendenze finanziata da ATS Insubria- prevede che dopo un’ora di presentazione degli educatori nelle classi, i ragazzi si iscrivano volontariamente agli incontri pomeridiani di formazione. Fiorella decide di registrarsi.

Durante il primo appuntamento chiediamo al gruppo di scegliere un “oggetto” di dipendenza su cui declinare il percorso formativo: gioco d’azzardo patologico, sostanze psicoattive legali (nicotina, alcol), sostanze psicoattive illegali (cannabis), apparati digitali, relazioni. I ragazzi all’unanimità esprimono il forte desiderio di approfondire il tema delle dipendenze relazionali, a partire dal bisogno di imparare come costruire rapporti funzionali. Io e il collega ci confrontiamo con la referente scolastica: l’anno prima la scuola aveva chiesto ai genitori se erano d’accordo ad approfondire il tema dell’affettività e della sessualità con gli adolescenti dell’istituto, ma la risposta era stata contraria.
Decidiamo così -in accordo con i giovani- di incentrare il percorso sulla dipendenza da apparati digitali in quanto veicolo di relazioni tra ragazzi e ragazze.

Cinque di loro portano a termine il percorso: partecipano con entusiasmo alle attivazioni esperienziali tratte dal mondo del teatro-corpo, sperimentando quelle pratiche come la riproduzione laboratoriale dei rapporti interpersonali. Tra di loro c’è Fiorella, che si appassiona, si mette in gioco e il suo volto si rilassa, a volte anche sorridendo e scherzando; stringe relazioni con gli altri del gruppo e aiuta i suoi compagni di classe a mettersi in gioco a loro volta, apparentemente sicura di sé.
Il gruppo rimane particolarmente colpito da un’attivazione: un eye contact a coppie, preceduto e seguito da una foto scattata vicendevolmente tra i due della coppia con il telefono. Una riflessione collettiva sull’attività porta a riflettere su quanto le relazioni interpersonali del qui e ora siano capaci di influenzare non solo l’immagine interiore di una persona ma anche la sua immagine catturata dal telefono. La proposta del digital eye contact viene portata in classe dove, al termine del percorso, sono loro a tenere due incontri di formazione nelle classi seconde della loro scuola, in completa autonomia.

Proprio Fiorella, al termine degli incontri nelle classi, propone di costruire un evento di guerrilla marketing, un momento extraquotidiano di comunicazione a tutta la scuola sulle riflessioni e le lezioni apprese durante questo esercizio. La ragazza è un vulcano di idee: “Facciamolo nel laboratorio di chimica, stampiamo le foto e attacchiamole ai muri”.
Durante uno degli ultimi giorni di scuola appare l’invito a tutti i ragazzi della scuola su dei cartelloni affissi nei corridoi: “Vieni a guardarti, entra nel laboratorio di chimica”; i curiosi che si presentano trovano due sedie disposte l’una di fronte all’altra, cartelloni colorati appesi ai muri, una stampante per telefono e due ragazzi; uno è pronto, cronometro alla mano, a condurre l’attività e l’altro ha il compito di sviluppare la parte tecnica della performance. Fiorella si impegna, si diverte, vorrebbe che quel momento non finisse.

L’esperimento le era rimasto talmente impresso da raccontarci di averci riflettuto a lungo: “Mi sono resa conto che guardare gli altri negli occhi ti apre dei mondi. È una cosa che non faccio quasi mai, ma nelle ultime settimane ci ho riprovato ed è stata una piccola rivoluzione”.
La presenza della nostra cooperativa a Cerrello è trasversale su tutto il territorio. Il lavoro dell’équipe è partito tre anni fa con progetti finanziati dal Comune: prima con l’educativa di strada, poi con il supporto nell’organizzazione di eventi del gruppo del Consiglio Comunale dei Giovani (CCDG) di Cerrello – di cui anche Fiorella fa parte – e con l’educativa territoriale (che prevede anche la nostra presenza costante presso le medie presenti in città), arricchiti con i progetti di peer education finanziata da ATS Insubria, il progetto SMART (Sport Musica Arte) sostenuto da Regione Lombardia e il progetto SHIP (che prevede azioni di intercettazione e aggancio precoce di situazioni disfunzionali a livello mentale e relazionale) reso possibile grazie a Fondazione Cariplo.
A settembre 2023 Fiorella e i suoi amici sono diventati peer senior, collaborano con noi nell’accoglienza delle classi prime e ci espongono nuovamente l’esigenza dell’anno prima: parlare di relazioni funzionali.
Cogliamo l’occasione per proporre loro una formazione che li renda i nostri aiutanti nel progetto SHIP: fissiamo degli appuntamenti sul territorio dove confrontarci sulle relazioni a partire da libri di testo, canzoni e attivazioni tratte dal teatro corpo che tanto li avevano appassionati.

I ragazzi e le ragazze partecipano con entusiasmo, sono interessati a capire come costruire relazioni funzionali. Fiorella si presenta sempre agli incontri e per quanto vediamo che nei suoi occhi ci sia una luce nuova, il suo volto a volte sembra tornato quello del primo giorno. Spesso alla semplice domanda “come stai?” abbozza risposte che rimangono incomplete per declinare la risposta. Ci aveva accennato qualche anno prima di aver sofferto di disturbi alimentari che però non si erano più ripresentati. Ci aveva anche raccontato di come i social e le challenge di TikTok avessero contribuito alla nascita del disturbo e che per uscirne aveva dovuto prendere consapevolezza del suo contesto culturale, individuale e generazionale.

In un esercizio di scrittura creativa sul tema delle disfunzionalità mentali, Fiorella decide di intitolare il suo testo “alimentazione” e scrive: “Urlo sofferenza fisica, disturbo premuto schifo, tentativi di esporlo. Presenza, distrazione e autostima”.
Nonostante il suo impegno Fiorella sta avendo una ricaduta. Non riesce né a trattenere il cibo né a non controllare il suo peso sulla bilancia e vuole un supporto psicologico per uscirne. Grazie al progetto SHIP la ragazza ha la possibilità di accedere gratuitamente a un percorso psicologico di cinque incontri grazie alla rete delle cooperative del progetto e alla disponibilità del Comune di Cerrello che concede una stanza per i colloqui individuali.

La giornata mondiale contro i disturbi alimentari è il 15 marzo. Fiorella ci chiede aiuto per organizzare la serata nel municipio. Concordiamo di impostare un incontro frontale che abbia alcuni aspetti esperienziali.
Oltre alla presentazione del progetto SHIP, noi educatrici costruiamo insieme a Fiorella un set fotografico dove un fotografo – contattato dalla ragazza – scatta foto agli avventori che desiderano partecipare, tutto all’insegna della body positivity. Per la parte frontale Fiorella decide in autonomia di invitare l’équipe del centro che si occupa di disturbi alimentari dall’altra parte del lago. È stata una serata molto partecipata, istruttiva e interessante.
Fiorella sta ancora andando dalla psicologa di SHIP. Oggi alla domanda “come stai?” risponde: ‘Meglio, ora meglio. Grazie’”.

Partita dal contrasto ai processi di emarginazione negli anni 80, Cooperativa Lotta è cresciuta, ha attraversato le sfide e le novità dei cambiamenti sociali e del welfare regionale e nazionale, diventando una realtà multiforme che interviene nei settori di dipendenze, consumi giovanili, salute mentale, disabilità, protagonismo giovanile, vulnerabilità sociale, maltrattamento, infanzia, immigrazione e tratta degli esseri umani, scuola, Hiv, penale minorile, esecuzione penale interna ed esterna.

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