Quanto basta per Vera

QuBì è un progetto per l’attivazione di reti territoriali di prossimità a sostegno delle famiglie povere con figli minorenni, nato a fine del 2018 in 23 quartieri periferici di Milano.

Le reti QuBì sono state finanziate per cinque anni da diverse Fondazioni, principalmente da Cariplo e Vismara. Dato il successo dell’esperienza, il Comune di Milano ha scelto di subentrare alle Fondazioni nel rapporto con le reti QuBì ormai consolidate ed ha avviato una co-progettazione per implementare questa esperienza, traghettandola dalla dimensione dei quartieri a quella dei Municipi cittadini.

La Cooperativa Sociale Diapason, da sempre attiva nel territorio del Municipio 9, è stata per cinque anni referente della Rete QuBì di Niguarda, attualmente è capofila della rete QuBì del Municipio 9. La storia che raccontiamo è solo un esempio di quello che può fare una rete di prossimità per migliorare i percorsi di vita delle persone in difficoltà.

La storia di Vera

Quando Vera arriva in Italia dalla Colombia nel 2016 è incinta, la sua speranza è di trovare una casa e un lavoro, così che suo marito Carlos e Kevin, il figlio di lui, possano raggiungerla al più presto. Vera ha un foglietto con le indicazioni: si tratta di una mappa per raggiungere Jenny, un’amica disposta ad ospitarla per un paio di settimane, che la mette in contatto con il Centro d’Ascolto della Parrocchia del suo quartiere.

Qui conosce Betta, una volontaria che le dà una mano a trovare subito lavoro come badante a casa di un anziano e le fornisce per i primi tempi un aiuto molto concreto. L’anziano presso cui Vera inizia a lavorare si chiama Mario e si trova bene con lei, perché si prende cura di lui e gli fa compagnia. Anche Vera si trova bene con Mario, perché lui le dà un tetto e un lavoro, ma soprattutto la tratta bene.

Dopo i primi mesi Carlos arriva a Milano insieme al figlio Kevin e poco dopo Carlos, Vera e Kevin vanno a vivere insieme in una stanza presso un connazionale. Nello stesso periodo nasce Jessica, ma le cose col marito non si mettono bene: quando litigano lui diventa aggressivo e anche il rapporto con Kevin è difficile, lui è ormai grande, la conosce poco e non la rispetta.

In breve tempo Vera si separa e rimane sola con la bambina; fortunatamente c’è Mario che può ospitare lei e Jessica. Tra loro tre si stabilisce un buon rapporto, Mario, Vera e la figlia sperimentano un periodo di serenità, Mario è accudito e non si sente più solo, Vera e Jessica si sentono accolte e al sicuro.

Mario, seppur non vecchissimo, è molto malato e viene a mancare nel giugno del 2022. A questo punto il periodo fortunato si interrompe nuovamente.

Subito dopo il funerale Vera viene cacciata di casa dai parenti di Mario, che la lasciano senza un tetto e non le riconoscono nemmeno una liquidazione. Vera e la bambina vagano, ospiti temporanee di conoscenti, ma non c’è spazio per loro, al punto che finiscono a dormire in una tenda canadese sul balcone di un lontano parente, che non permette loro nemmeno l’uso del bagno.

La vita si fa dura per Vera che si arrangia come può e lava la biancheria nei bagni dei bar del quartiere; in questo momento così difficile, senza casa e senza lavoro, con una neonata da crescere, Vera chiede nuovamente aiuto a Betta del Centro d’Ascolto, che per prima cosa le offre un sostegno alimentare ed economico, poi la mette in contatto con la rete QuBì del suo quartiere e con il Servizio Sociale.

La fortuna di incontrare QuBì

La rete QuBì del territorio offre a Vera un sostegno attraverso le diverse competenze: i Custodi Sociali come sempre mettono in campo tutte le proprie conoscenze, per un caso fortunato le trovano una soluzione abitativa temporanea nell’appartamento di un Parroco disponibile in un territorio limitrofo, in questo modo Vera trova una casa senza dover subito pagare l’affitto.

Contemporaneamente, la rete di prossimità di Associazione Ipazia viene a conoscenza della situazione e per prima cosa accoglie Jessica nel Coro, poi attraverso i propri volontari offre a Vera due contratti di lavoro per un impegno complessivo di 25 ore settimanali che le permettono di rinnovare il permesso di soggiorno.

L’Operatrice di Prossimità integra gli aiuti con le risorse del progetto, offre cure dentistiche e visite mediche per Jessica, infine attraverso il Fondo di Quartiere la bambina viene iscritta alle attività estive di nuoto: chi la conosce dice che per lei è una grande gioia.

Betta nel frattempo ha ottenuto per Vera un gratuito patrocinio per far causa alla famiglia dell’anziano da cui lavorava: da poco Vera ha vinto la causa! La famiglia le deve 13.000 € che verranno versati in rate da 400 €.

Per completare il quadro, dobbiamo aggiungere che Jessica ha molte difficoltà di apprendimento, la valutazione della UONPIA sarà comunicata a giorni alle insegnanti della bambina, la piccola parla male mischiando diverse lingue e dialetti ed è così in difficoltà che non è sufficiente farla partecipare a un normale doposcuola. Vera si trova inoltre in difficoltà ad organizzarsi per lavorare quando la figlia è a casa da scuola per malattia o per le festività: anche in questo caso gli aiuti per ora sono arrivati casualmente (e magicamente!) da persone della rete, ma non è garantito che si potrà sempre trovare una soluzione…  Vera sta riprendendo i contatti con Carlos, le operatrici la spingono a chiedergli di assumersi la propria parte di responsabilità per sostenere la figlia.

La situazione di Vera non è del tutto risolta, ma grazie alla rete è stato tracciato un sentiero percorribile.  Vera e la figlia hanno incontrato persone capaci di utilizzare la rete e le risorse del territorio per prendersi cura di loro, e questo è il successo di QuBì.

“Sei la mia città”, la campagna sul diritto alla residenza a Milano

Sono oltre ottanta le sigle che promuovono l’appello “Sei la mia città” per l’estensione del diritto alla residenza nel capoluogo lombardo. Nell’appello si chiede al Sindaco Beppe Sala e alla Giunta del Comune di Milano una deroga all’articolo 5 della legge Renzi-Lupi, che ha condannato alla precarietà una vasta platea di abitanti. 

Tra gli aderenti alla campagna sindacati del lavoro, sindacati inquilini, comitati di quartiere, reti cittadine, cooperative, ong, organizzazioni studentesche, spazi sociali, associazioni civiche, collettivi.

A Roma, Palermo e Torino sono state già approvate deroghe all’articolo 5 della legge Renzi-Lupi. Pensiamo, come realtà sociali metropolitane, sia giunto il momento che anche l’amministrazione milanese orienti le proprie politiche ad una maggiore giustizia sociale, per una città più inclusiva, accessibile e accogliente.

“Riteniamo che sia arrivato il momento di riconoscere l’iscrizione anagrafica a tutte le persone che abitano stabilmente a Milano, a cui spetta la residenza ordinaria, come previsto dalla Costituzione Italiana. È necessario, tuttavia, mantenere, per tutte quelle persone che si trovino effettivamente “senza fissa dimora”, la residenza fittizia per garantire loro, in tempi celeri, tutti i diritti previsti dalla procedura”.

“Il diritto alla residenza concorre a definire l’identità di una persona e di una famiglia, la inserisce in un contesto sociale, relazionale, umano. Al diritto alla residenza sono collegati tutta una serie di diritti e di possibilità di accesso ai servizi che ben vengono illustrati nel secondo paragrafo dell’appello e nei successivi passaggi -aggiunge Paolo Cattaneo, presidente del CNCA Lombardia-. È un diritto che reclamiamo per i senza dimora e  per i migranti, tanto visibili quanto ‘fastidiosi’ per la nostra città, ma anche per tutte quelle famiglie che, invisibili e silenziose, sono costrette a vivere in situazioni fuori norma e così fuori norma diviene tutta la loro vita, anche quella dei loro figli e delle loro figlie. Per tutto questo e altro ancora ci siamo trovati con decine e decine di amici e compagni di strada, con cittadini, associazioni, cooperative, sindacati, gruppi spontanei e comitati. Sono le reali antenne nella città, i soggetti che più e prima di chiunque altro colgono le questioni nella loro spietatezza e, in forza dell’articolo 18 della Costituzione, si associano per cercare soluzioni e per sollecitare le istituzioni. Istituzioni a cui chiediamo di comprendere quanto sia necessario fare un passo avanti, deciso, cogliendo l’appello e l’invito a costruire insieme le necessarie risposte”.

“Sei la mia città” racconterà nelle prossime settimane il peso che hanno i diritti negati, attraverso la voce e i volti di persone reali che abitano a Milano, con un nome e un cognome, una storia, persone che possiamo incontrare tutti i giorni per strada, sui mezzi pubblici, al lavoro, a scuola. 
Attraverso questa campagna vogliamo aprire un dialogo costruttivo e proficuo con le istituzioni, per affermare con forza l’idea di una  città solidale, insieme ad un principio basilare a noi caro: l’inclusione e la coesione sociale passano necessariamente dal riconoscimento dei diritti sociali e civili e non da forme repressive o discriminatorie. 

“Sei la mia città” nasce come declinazione locale di una campagna promossa dal Social Forum dell’Abitare, la rete nazionale del diritto alla casa, e sull’impulso di ONG e associazioni del territorio che hanno coordinato e stimolato il superamento del quadro normativo sulla residenza, insieme ad Enrico Gargiulo, uno dei massimi esperti del tema, professore dell’Università degli Studi di Bologna, che ci ha coadiuvato nella stesura dell’appello, appello che alleghiamo insieme alla lista delle organizzazioni che lo sottoscrivono.

PER INFORMAZIONI

  • CNCA Lombardia • Paolo Cattaneo • 340 4530739
  • ARCI LATO B • Davide Vismara • 331 1038985
  • CASA DELLA CARITÀ • Valentina Rigoldi • 344 0674986
  • CHIEDIAMO CASA • Angelo Junior Avelli • 345 3141883
  • EMERGENCY ONG ONLUS • Alessandra Vardaro • 338 7236793

Capitale umano e capacità di costruire legami con le comunità: quando i bandi degli enti pubblici non ne riconoscono il valore

È stato assestato un duro colpo alla cooperazione sociale cremonese coinvolta nella gestione del servizio di educativa scolastica, nello specifico di assistenza a minori e giovani con disabilità che, dopo dieci anni viene rilevato da una cooperativa estranea al territorio. L’aggiudicazione del bando di gara indetto dal Comune di Cremona è avvenuta con uno scarto minimo, riconducibile esclusivamente ad una proposta economica più bassa rispetto alle cooperative locali, che da anni gestiscono un servizio in cui il rapporto interpersonale è determinante.

Nella complessiva valutazione tecnico/economica il riconoscimento delle competenze delle cooperative del territorio, in particolare quelle relative alla capacità di fare sistema e di costruire legami con le comunità e le loro organizzazioni, sono passate in secondo piano.

La compagine delle cooperative cremonesi, aggregate da dieci anni in una stabile alleanza finalizzata alla progettazione e realizzazione di un sistema di azioni e di interventi per minori ben radicati sul territorio, è pervasa da una forte preoccupazione.

Gli investimenti di questi anni rivolti allo sviluppo di una filiera di servizi, che vanno dalla scuola all’inserimento lavorativo, di cui il Saap è uno snodo centrale, rischiano di venire depotenziati. Questo va a discapito dei percorsi di vita delle persone disabili in una fase, quella scolastica, molto delicata, con l’aggravante di un cambiamento drastico in corso d’anno educativo.

I percorsi di vita penalizzati da azioni come questa non sono solo quelli degli utenti, ma anche quelli dei lavoratori della cooperazione sociale che rischiano di non veder riconosciuto il loro valore in termini di capitale umano.

📸 freepik

Resisti all’individualismo dilagante, fai il servizio civile con il CNCA!

Cominciamo dalle informazioni: entro il 18 febbraio 2025, alle 14:00, ci si candida per il Servizio Civile. 9 organizzazioni aderenti al Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti Lombardia mettono a disposizione 75 posti per giovani dai 18 ai 28 anni che vogliono vivere un anno di impegno contro l’individualismo dilagante.

Sul sito del CNCA nazionale trovate tutti le informazioni sul servizio civile: chi può presentare la domanda, l’indennità economica di 507,3 € mensili, le modalità per presentare la domanda (serve lo SPID con le credenziali di livello di sicurezza 2).

Lì ci sono anche tutti i programmi e i relativi progetti, ma per comodità abbiamo isolato in questo post programmi e progetti lombardi.

Programma: “Nobody Left Behind_24”

Programma a titolarità CNCA, in coprogrammazione con CESC Project

PROGETTI a titolarità CNCA:

1. Accompagnatori di storie. Risorse e competenze per la crescita di minori e famiglie

Progetto in ambito assistenziale volto a contrastare le condizioni di disagio o di esclusione sociale di minorenni e delle loro famiglie.

Posti disponibili in Lombardia: 14

Organizzazioni lombarde coinvolte: Fondazione Somaschi, Comunità Nuova, Coop. Soc. COMIN, Diapason Coop. Soc., Azione Solidale e Fondazione Arché.

2. Sostegno all’apprendimento e sviluppo di competenze per contrastare l’abbandono scolastico

Progetto in ambito educativo e promozione culturale per il sostegno all’apprendimento, lo sviluppo di competenze trasversali e il contrasto all’abbandono scolastico

Posti disponibili in Lombardia: 4

Organizzazioni lombarde coinvolte: Comunità Nuova, Diapason Coop. Soc..

Programma: “2024 IMMAGINABILI RISORSE”

Programma a titolarità CESC Project, CNCA coprogrammante

PROGETTI a titolarità CNCA:

1. Adulti ProbAbili. Autonomia e life skills per le persone in condizione di disabilità

Progetto in ambito assistenziale per lo sviluppo dell’autonomia e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di disabilità

Posti disponibili in Lombardia: 4

Organizzazioni lombarde coinvolte: Coop. Soc. COMIN, Coop. Soc. Lotta Contro l’Emarginazione, Diapason Coop. Soc..

2. Minori ProbAbili. Sostegno alle competenze dei minorenni in condizione di disabilità o con bisogni educativi speciali

Progetto in ambito educativo e di promozione culturale per sviluppo dell’autonomia e dell’inclusione sociale di minorenni in condizione di disabilità o con bisogni educativi speciali

Posto disponibile in Lombardia: 1

Organizzazione del CNCA Lombardia coinvolta: Fondazione Arché.

Programma: “Connessione e resilienza: un ponte per rafforzare le comunità”

Programma a titolarità Acque correnti. CNCA ente coprogrammante

PROGETTO a titolarità CNCA:

Comunità accoglienti e solidali

Progetto in ambito assistenza e promozione di condizioni per lo sviluppo di percorsi di contrasto ai processi di marginalizzazione di giovani e adulti

Posti disponibili in Lombardia: 9

Organizzazioni del CNCA Lombardia coinvolte: Coop. Soc. Il Calabrone, Coop. Soc. Lotta Contro l’Emarginazione, Fondazione Somaschi, Comunità Nuova, Azione Solidale e Fondazione Arché.

Programma: “RAMMENDI Tessere Comunità Educanti”

Programma a titolarità Legacoop. CNCA ente coprogrammante

PROGETTO a titolarità CNCA:

Donna, Vita, Libertà

Progetto in ambito assistenza per il contrasto della violenza e la protezione di donne e madri con minori.

Posti disponibili in Lombardia: 17

Organizzazioni del CNCA Lombardia coinvolte: Coop. Soc. Lotta Contro l’Emarginazione, Fondazione Somaschi, Comunità Nuova, Coop. Soc. Contina e Fondazione Arché.

Programma: “Salute e benessere per tutti_24”

Programma a titolarità CNCA, in coprogrammazione con Acque correnti

PROGETTO a titolarità Acque correnti in coprogettazione con CNCA:

1. Indipendenze culturali. Prevenire e gestire i rischi delle dipendenze nei minorenni

Progetto in ambito di educazione e promozione culturale per la prevenzione dei rischi di dipendenza nel consumo e abuso di sostanze nei minorenni e età giovani.

Posti disponibili in Lombardia: 3

Organizzazioni del CNCA Lombardia coinvolte: Coop. Soc. Il Calabrone, Coop. Soc. Lotta Contro l’Emarginazione e Fondazione Arché.

PROGETTO a titolarità CNCA:

2. Principi attivi di salute. Percorsi di sostegno e cura per persone che usano droghe

Progetto in ambito di assistenza per la prevenzione e cura di persone che usano droghe con problemi di dipendenza da alcool e gioco d’azzardo.

Posti disponibili in Lombardia: 14

Organizzazioni del CNCA Lombardia coinvolte: Coop. Soc. Contina, Coop. Soc. Lotta Contro l’Emarginazione, Fondazione Somaschi e Comunità Nuova.

Programma: “Diritti all’educazione, diretti al futuro-Lombardia”

Programma a titolarità Caritas Italia

PROGETTI a titolarità Caritas. CNCA ente coprogettante:

1. Voce del verbo esprimere-Milano

Progetto in ambito educazione e promozione e di animazione culturale a favore di minori di età e giovani.

Posti disponibili in Lombardia: 1

Organizzazione del CNCA Lombardia coinvolta: Fondazione Arché.

2. Voce del verbo crescere-Milano

Progetto in ambito di assistenza volto a contrastare condizioni di disagio ed esclusione sociale di minorenni di età e giovani.

Posti disponibili in Lombardia: 4

Organizzazione del CNCA Lombardia coinvolta: Fondazione Arché.

Programma: “Gli ultimi della fila_Italia”

Programma a titolarità Caritas Italia

PROGETTO a titolarità Caritas. CNCA ente coprogettante:

Voce del verbo comunicare-Milano

Progetto in ambito educazione e promozione e di animazione culturale a favore di minori di età e giovani.

Posti disponibili in Lombardia: 1

Organizzazione del CNCA Lombardia coinvolta: Fondazione Arché.

Sì, vabbeh, ma come faccio a sapere chi siete e cosa farei in un anno di servizio civile?

Corretto: contatta i referenti del servizio civile delle singole organizzazioni, parlaci un po’ e provate a capire insieme se è una scelta che può fare al caso tuo. Per facilitarti il tutto ecco le pagine delle diverse organizzazioni che trattano il servizio civile:

E se non avessi l’età per fare il servizio civile, ma volessi dare una mano a resistere all’individualismo straripante, magari conosci qualcuno che può essere interessat* e puoi inoltrare questa notizia. Magari. 🙂

La giustizia minorile è in crisi e Regione Lombardia punta sull’apertura di “piccoli manicomi”

A un anno dalla conversione in legge del “Decreto Caivano” si misurano gli effetti deleteri dell’aumento al ricorso alla carcerazione e al sovraffollamento negli Istituti penali minorili. “La soluzione non è creare piccoli manicomi”, denuncia il Cnca Lombardia.

La giustizia minorile lombarda è in un momento estremamente complicato e paga lo scotto degli effetti del cosiddetto “Decreto Caivano” convertito in legge esattamente un anno fa.

Per contrastare questa situazione sarebbe utile incentivare la rete di comunità educative ad aumentare la disponibilità ad accogliere giovani autori di reato.

Regione Lombardia punta invece sull’apertura di 3 comunità che ospiteranno ciascuna 12 giovani tutti sottoposti a misure penali e tutti portatori di problemi di malattia mentale!

“Così si mortifica un sistema che è considerato il più avanzato a livello internazionale, condannandolo a una pericolosa involuzione”. È la denuncia del Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca) della Lombardia, che si appella alle istituzioni regionali e nazionali affinché rimettano al centro delle politiche il recupero dei giovanissimi autori di reato, tenendo insieme il contenimento della pericolosità sociale.

“Per almeno 30 anni nel nostro Paese abbiamo raccolto risultati straordinari nella sfera della giustizia minorile -spiega Paolo Tartaglione, responsabile della cooperativa sociale Arimo e membro del Cnca Lombardia- e lo abbiamo fatto seguendo tre principi: privilegiare la riduzione della recidiva rispetto agli aspetti sanzionatori dell’intervento penale minorile, intervenire sui bisogni che stanno alla base della commissione di reato da parte dei minorenni, responsabilizzare il/la giovane in ogni momento della misura penale minorile”.

Il sistema, però, ha ingranato la retromarcia. I minorenni autori di reato vengono sempre più visti e trattati come adulti e gli Istituti penali minorili, che la Legge del 1988 ritiene debbano essere utilizzati solo a fronte di “insopprimibili esigenze di difesa sociale”, sono sempre più affollati. “Il tasso di saturazione media è pari al 110%, ma alcuni istituti raggiungono anche il 180%”, continua Tartaglione.

📸 Matteo Paciotti – Immagine dell’ex ospedale psichiatrico di Mombello (MB) “G. Antonini”

I recenti provvedimenti legislativi riducono la possibilità di utilizzare lo strumento della messa alla prova, aumentano il ricorso alla carcerazione, reintroducono l’utilizzo delle divise negli istituti penali, cancellano le progettualità e così la gestione degli Istituti è privata anche delle minime prospettive. “Così si apre la strada a nuova violenza e nuovi reati”, denuncia Tartaglione, che fa notare come mostrare la “faccia cattiva” sia di fatto controproducente. “Se andiamo a sollecitare un adolescente ponendoci come guardie e ladri ci mettiamo sul suo terreno preferito. Ed è un terreno sul quale i ragazzi si ritrovano spinti a schierarsi fin dall’ingresso in carcere, sabotando così la possibilità di una messa in discussione e distogliendo lo sguardo dagli obiettivi per il futuro “.

In Lombardia, dove la relazione con le comunità di accoglienza ha sempre dato buoni frutti, la situazione è particolarmente critica. Da qualche anno le comunità che storicamente accoglievano tanti autori di reato sono infatti entrate in crisi, soprattutto per la carenza di disponibilità di personale. Molte hanno chiuso. È una crisi generale che investe le professioni di cura (educatori, infermieri, assistenti sociali) ed è particolarmente estrema nei servizi di comunità e ancor di più per le comunità che si occupano di adolescenti e autori di reato.

“Le comunità che non hanno chiuso hanno comunque ridotto la disponibilità ad accogliere autori di reato -segnala Tartaglione- proprio per il pericolo di gestire casi esplosivi senza poter dimettere i giovani in caso di agiti che espongano a gravi rischi ospiti e operatori”.

“È necessario e urgente – aggiunge Tartaglione – un confronto improntato alla massima collaborazione tra tribunale per i minorenni, centro per la giustizia minorile e comunità lombarde per comprendere le motivazioni che hanno portato queste ultime a ridurre la disponibilità ad accogliere giovani autori di reato, e mettere in atto ogni azione possibile per invertire la tendenza, e garantire così ai giovani di essere accolti in contesti educativi di qualità, e improntati al cambiamento”.

Invece Regione Lombardia ha indetto nell’agosto di quest’anno una manifestazione di interesse per aprire tre comunità che secondo Cnca rappresentano un deciso passo indietro nella cultura penale minorile!

Comunità pensate esclusivamente per autori di reato con problemi di salute mentale. Una cosa che la Legge penale minorile vietava. “Non sono comunità gestibili con criteri educativi -denuncia Tartaglione- ma con un pesantissimo contenimento di fatto farmacologico. È un piccolo carcere, un piccolo manicomio”. Il Cnca Lombardia da tempo chiede invece di sedersi a un tavolo con le istituzioni coinvolte -dalla Regione al Tribunale per i minorenni, passando per le comunità di accoglienza- per capire come affrontare la situazione. Senza scadere in sperimentazioni che mortificano l’eredità di Franco Basaglia.

La Milano sociale per il Leoncavallo

Cnca Lombardia e Camera del lavoro promuovono un appello tra associazioni, cooperative sociali, servizi pubblici, spazi culturali e artistici, realtà del privato sociale e della cittadinanza attiva, forze sindacali e del mondo del lavoro che ritengano importante che il Comune di Milano si attivi concretamente per supportare il Leoncavallo attualmente a serio rischio di sfratto.

Presidio del 10 dicembre 2024

A Milano molte cose funzionano e molte altre potrebbero andare meglio. Spesso la nostra città è raccontata come ricca di opportunità lavorative, ma noi sappiamo che in tante e tanti vivono in condizioni di povertà, precarietà e difficoltà a raggiungere la fine del mese.

Milano è portata come esempio di città dalla grande offerta culturale, ma noi sappiamo che molto spesso tantissime piccole realtà che promuovono percorsi culturali importanti, soprattutto nelle periferie, lo fanno tra mille difficoltà e con pochissimo aiuto e supporto. 

Diversi quartieri di Milano sono ormai da tempo riferimenti importanti per la vitalità aggregativa, per la grande quantità di luoghi di incontro, socialità, musica, divertimento, ma noi sappiamo che ci sono tantissimi quartieri in cui gli spazi di aggregazione mancano completamente e quei pochi che vi sono esistono grazie all’impegno di operatori, volontari, attivisti che li animano con passione e fatica.

Milano è una città che sempre più spesso viene scelta, anche a livello internazionale, come luogo moderno ed europeo dove vivere, ma noi sappiamo che parti importanti della popolazione cittadina fanno sempre più fatica a potersi permettere una casa dignitosa a un prezzo compatibile con stipendi bassi che non crescono.

Questi sono solo alcuni esempi di un territorio che ormai contiene come minimo due storie, due narrazioni, due facce: una che corre e una che arranca, una che risplende e una nell’ombra, una che vive senza pensieri e una che ha mille preoccupazioni.

Noi sappiamo tutto ciò perché, come operatori e operatrici sociali e culturali, come educatori, educatrici, professioniste e professionisti di servizi pubblici e del privato sociale, come volontari e volontarie di associazioni e comitati, come attivisti e attiviste di realtà di base, come sindacaliste e sindacalisti di tante categorie e realtà lavorative ci confrontiamo quotidianamente con entrambe le facce di questa città, perché spesso siamo parte importante delle cose più belle e significative che la abitano e al contempo siamo sempre concretamente in campo per contrastare e affrontare i problemi e le difficoltà di tante e tanti, compresi gli eventuali fallimenti di quanto tutti assieme cerchiamo di fare.

In questo “noi” in cui ci riconosciamo da tantissimo tempo fa parte anche il Leoncavallo, con una storia e un presente importante che hanno reso ormai da tempo questo luogo, le associazioni e le realtà che lo animano, un punto di riferimento imprescindibile della nostra città. 

Per questi motivi a partire da oggi, 10 dicembre 2024, da questo presidio che si è tenuto davanti al Leoncavallo, crediamo fondamentale che l’amministrazione comunale, a cominciare dal sindaco Sala e in tutte le sue componenti di Giunta e Consiglio, si attivi concretamente per impedire questo sfratto e per dar vita a soluzioni reali che non privino la nostra città di questa esperienza.

“Esortiamo il Comune a trovare una soluzione per dare continuità a una pratica dal basso importante per il territorio -conclude Paolo Cattaneo, presidente del Cnca Lombardia-. E rinnoviamo l’invito ad aderire alla campagna nello spirito per cui più saremo e più sarà facile far sentire la nostra voce”.

L’appello si può sottoscrivere a: milanoxleoncavallo@gmail.com

Il problema della casa a Milano investe anche il Terzo settore

Il problema della casa a Milano è drammatico e investe anche il lavoro degli operatori sociali del Terzo settore, mettendo in discussione percorsi di inclusione e integrazione. “Serve una risposta pubblica, sia da parte dello Stato sia da parte del Comune di Milano e della Città metropolitana”.

È l’appello che rilancia il Coordinamento nazionale comunità accoglienti (CNCA) della Lombardia.

“Con quasi 110mila abitazioni non occupate e un aumento molto significativo del numero di case utilizzate per turismo invece che per abitazione, non si può ridurre il problema a un semplice ‘fallimento del mercato’ legato alla carenza di offerta, come hanno fatto di recente Aspesi, Assimpredil Ance e Confindustria Assoimmobiliare”, spiega Vincenzo Salvi del Comitato abitare Via Padova e membro del Forum nazionale dell’abitare tra i cui promotori c’è anche il CNCA.

L’Istat ci dice infatti che Milano è la città metropolitana con il più alto numero di abitazioni recenti dopo il 2016. Ma la produzione di edilizia sociale e la tassazione sulla rendita fondiaria sono state bassissime.
“Le politiche pubbliche per la casa vanno riattivate a livello statale -continua Salvi-. Il 30% di chi non è proprietario di casa, a Milano così come a Bologna, a Firenze, a Torino o a Roma, è tagliato fuori”.

Senza la casa anche i progetti sociali rischiano di andare a sbattere. I prezzi fuori controllo e il predominio della rendita costringono ad esempio gli operatori del Terzo settore e inserire famiglie accompagnate in abitazioni dallo spazio insufficiente. “Quando si creano situazioni del genere -osserva Salvi- il lavoro di integrazione è un fallimento annunciato”.
Il CNCA si è attivato in questi anni per creare una rete del Terzo settore attenta al tema della casa. Da tempo lo stiamo ripetendo: attenzione perché la casa è centrale per qualsiasi tipo di accompagnamento sociale ed educativo. “Il patrimonio pubblico dovrebbe essere tutelato, non venduto o dismesso nella pancia di qualche fondo immobiliare speculativo, perché è l’unico calmiere dei prezzi di fatto”.

dalla pagina Facebook Abitare in Via Padova

Salvi evidenzia anche un cortocircuito che riguarda la rigenerazione urbana in atto a Milano. Un processo sulla carta estremamente positivo ma che presenta delle dinamiche preoccupanti. “Spesso come realtà del Terzo settore lavoriamo per la riqualificazione di quartieri degradati, dando vita a nuove piazze o a percorsi di pedonalizzazione. A livello cittadino vengono coinvolte associazioni e cittadini per favorire la dimensione e la possibilità di vivere insieme uno spazio della città. Poi però con queste attuali ‘regole’ di mercato tutto questo comporta un aumento dei valori delle case incontrollato. Con il paradossale risultato di espellere le fasce meno abbienti dai quartieri. Anche in periferia”.

Come intervenire? Puntando su maggiori requisiti di edilizia pubblica e sociale, e su maggiori prelievi sulla rendita per poter aumentare quantità e qualità degli alloggi sociali e dei servizi pubblici connessi.

La crisi della sanità pubblica e il fallimento del “modello lombardo”

Roberto Formigoni (📸 Bruno Cordioli)

Boom della spesa sanitaria privata a carico delle famiglie, quasi 4,5 milioni di persone che nel 2023 hanno rinunciato alle cure, di cui 2,5 milioni per motivi economici. Come si è arrivati fin qui e come uscirne. Il punto di vista del CNCA Lombardia

Milano, 22 ottobre 2024 – La tenuta del Servizio sanitario nazionale è a un punto di non ritorno, ha confermato anche l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe. Il divario della spesa sanitaria pubblica pro capite rispetto alla media dei Paesi Ocse membri dell’Unione europea sfiora i 900 euro. Una parte sempre più rilevante del personale abbandona il SSN. Esplode la spesa a carico delle famiglie e nel 2023 hanno rinunciato alle cure quasi 4,5 milioni di persone, di cui 2,5 milioni per motivi economici.

“Siamo all’esasperazione, all’accelerazione di una grande crisi che ci portiamo dietro da almeno vent’anni. È come una valanga”, riflette Giovanni Gaiera, medico infettivologo e voce nel campo della salute del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti (CNCA) della Lombardia.

Il Covid-19 è stata la cartina al tornasole, che ha fatto emergere la debolezza di un sistema che è stato volutamente portato a questa situazione di sofferenza. Il modello formigoniano della libera scelta, dell’apertura ai privati, della competizione, dell’aziendalizzazione della sanità territoriale e ospedaliera, era inserito integralmente nella logica che la sanità è un business. Che con la sanità si fanno i soldi. Ed ecco dove ci ritroviamo.

La sanità intesa come prestazioni erogate ci ha portato al punto di non ritorno. “I dipartimenti di prevenzione sono espressioni geografiche, o poco più, e la medicina di base continua ad essere massacrata: non si è imparato proprio nulla dalla terribile lezione della pandemia da Covid-19, che qui in Lombardia ha infierito più che altrove in Italia”, continua Gaiera. La politica in atto è infatti quella di non rimettere a bando i posti di Medico di Medicina Generale divenuti vacanti per i tanti pensionamenti, ma di caricare i pazienti sugli altri medici rimasti. “E se non ci stanno, arrangiatevi”, sintetizza Gaiera, che tocca un punto drammatico nella vita quotidiana dei cittadini lombardi.

Tantissime persone in Lombardia sono senza Medico di Base o lo sono state per parecchio tempo. Ma il Medico di Base è l’accesso a tutto il sistema di cure, e non certo le Case di Comunità, che così come sono state troppo rapidamente organizzate quanto meno in Lombardia sono spesso una foglia di fico: sono i vecchi poliambulatori a cui si è cambiato solo la targa all’esterno e che si è lasciati con pochissimo personale”.

Gaiera fa un altro esempio di come in Lombardia si lavori per rendere difficile l’accesso alle cure nel sistema pubblico. “Pensiamo alle liste d’attesa che sono esplose e continuano a esserlo. Anche il Servizio Pubblico ha ridotto gli spazi per le prestazioni erogate con il Sistema Sanitario Regionale: perché avendo ricevuto dalla Regione meno risorse, a parità di personale e di strutture, anche la Sanità Pubblica deve trovare da altre parti la possibilità di finanziarsi”.

A peggiorare la situazione è arrivata il primo ottobre dello scorso anno la decisione sempre regionale di ridurre da 12 a 6 mesi la validità delle ricette per visite e prestazioni: “Tenendo conto delle liste d’attesa – riprende Gaiera – questo porta al boom delle visite private. È plateale e vergognoso che questa iniziativa di Regione Lombardia vada chiaramente nella direzione di favorire la prestazione privata. Sia del privato e sia paradossalmente del pubblico. Per fare uno dei tanti esempi concreti che vediamo ormai da anni e ancora più dall’ottobre del 2023, è il caso una Visita Oculistica prescritta ad una mia paziente, che oggi in Lombardia potrebbe fare in regime privato in pochi giorni e che nel sistema pubblico, con l’impegnativa regionale, è riuscita a prenotare solo per l’inizio del 2026. E intanto la sua vista peggiora.”

Ecco perché il CNCA Lombardia torna a invocare un cambio di rotta, che si fondi sull’investimento nella prevenzione e nella sanità territoriale, abbandonando quella logica mercantile per la quale investire in prevenzione non rende, ma rende la cura e soprattutto quella specialistica centrata sugli ospedali.

Educatori: il punto di forza di Novo Millennio

La bellezza del lavoro in Alba Chiara è tanta: sono in Novo Millennio da 7 anni e ho scelto di rimanervi perché il suo operato sposa appieno la mia visione di educazione. Alba Chiara ha come obiettivo quello di accompagnare le ragazze nel proprio percorso di vita, in modo che siano in grado di vivere in società in autonomia.

Una buona parte di lavoro educativo è dedicata a far vivere loro la propria adolescenza, una tappa fondamentale della vita, alla scoperta di chi si è e di chi si vuole essere, che troppo spesso le nostre ragazze hanno dovuto un po’ saltare perché cresciute molto in fretta per le situazioni che sono state loro messe davanti.

Un aspetto che secondo me definisce la bellezza del nostro lavoro è che facciamo conoscere alle nostre ospiti delle figure adulte sane. In Alba Chiara, in particolare, lavoriamo sull’aspetto della consapevolezza: la vita è fuori dalla Comunità, quindi certamente si vive insieme e si condivide buona parte della quotidianità, però invitiamo tanto le ragazze anche a vivere esperienze fuori, andare con gli amici, fare sport, fare corsi di disegno, di arte, di equitazione,…

Un aspetto molto positivo per un’operatrice di Novo è proprio quello di sentirsi in una grande famiglia, tutti ti danno una mano quando ce n’è bisogno e quando si può essere utili. L’équipe educativa è il cuore di ogni servizio e ho avuto la fortuna in questi anni di lavorare con colleghi con cui ho condiviso assolutamente i valori e le metodologie educative.

Valeria Autieri – educatrice di Alba Chiara, Comunità residenziale per adolescenti femmine

Il 9 maggio del 2013 ho iniziato a lavorare in Arconauta per una sostituzione di maternità. Quando sono arrivata quello che mi ha colpito veramente era il clima familiare e l’accoglienza che ho ricevuto da tutti.

La cosa molto importante nel nostro lavoro è il tempo che si dedica ad ascoltare e osservare i ragazzi per valorizzarli e per capire quali sono i loro punti di forza e il loro potenziale, in modo da mettere in luce la loro bontà.

Ecco, una cosa che mi piace da sempre è quando facciamo il giro con il pulmino e incontriamo le loro famiglie. Lo facciamo ogni giorno: incontriamo le famiglie, ci scambiamo due chiacchiere e raccontiamo come è andato il figlio o la figlia e cosa ha fatto di bello.

Mi sento emozionata nel pensare un po’ agli anni trascorsi. È un bel posto. Con i ragazzi si sta proprio bene ed è bello vederli diventare grandi dopo un percorso in Arconauta.

Evangelia Kekou – educatrice di Arconauta, Centro diurno per adolescenti e giovani con disabilità.

Io sono Daniela e lavoro in Novo Millennio da ormai 5 anni presso il Centro StellaPolare e nel Progetto Le Case. Prima di lavorare qui avevo svolto un’esperienza differente come educatrice, ma ho voluto provare a sperimentarmi su altri Servizi per trovare nuovi stimoli e un posto diverso che mi permettesse di conoscere le persone, non solo nella quotidianità, ma anche negli aspetti più creativi come permettono le attività svolte in StellaPolare.

Ho scelto questo lavoro perché l’idea di affiancare le persone nel loro percorso di vita mi gratifica e mi dà molti stimoli.

Un aspetto importante è la creazione di una relazione che non è solo educativa, ma si trasforma, perché ci sono delle situazioni strutturate e altre destrutturate, come possono essere un pranzo o un’uscita. Ricordo quando partecipavo agli incontri di Web Radio per conoscere il Territorio oppure incontravo nuovi gruppi di lavoro, magari di altre Cooperative o realtà. La vacanza è un’altra situazione dove ci si mette un po’ a nudo, e questo vale sia per gli operatori che per gli ospiti, ci si conosce proprio su aspetti molto differenti.

Secondo me, un educatore deve avere la capacità di saper ascoltare e quindi la pazienza di “empatizzare”, perché queste sono le cose fondamentali. Non sempre ci si riesce, è un po’ una sfida, però se si trova la chiave giusta si può fare un bel lavoro con la persona.

Novo Millennio cerca di rispondere in modo diretto alle reali esigenze delle persone e del Territorio, realizzando Progetti e Servizi mirati alla costruzione di una Società inclusiva e solidale.

Il lavoro educativo è il cuore pulsante dell’attività sociale e da 20 anni permette di contribuire al raggiungimento di traguardi importanti quali uguaglianza sociale, culturale, solidarietà e inclusione.

Daniela Ghilotti – educatrice di Progetto Le Case, appartamenti di Residenzialità leggera per adulti con storia di disagio psichico e di StellaPolare, Centro diurno per la salute mentale.

Novo Millennio nasce su ispirazione di Caritas Ambrosiana e di Monza per rispondere ai bisogni della Comunità, con l’obiettivo di porsi come collegamento con il Territorio, dando ascolto alle sue necessità. La Cooperativa costruisce luoghi di incontro e di scambio, poiché crede che l’individuo, in quanto parte di una comunità, possa diventare attore di partecipazione sociale e del processo di trasformazione positiva dei rapporti umani. La Cooperativa ha quattro aree di intervento: Area Socio-Educativa, Area Salute mentale, Area Disabilità e Inclusione ed Area Stranieri, a cui corrispondono circa 35 tra Servizi e Progetti. Novo Millennio cerca di rispondere in modo diretto alle reali esigenze delle persone e del Territorio, realizzando Progetti e Servizi mirati alla costruzione di una Società inclusiva e solidale. Il lavoro educativo è il cuore pulsante dell’attività sociale e da 20 anni permette di contribuire al raggiungimento di traguardi importanti quali uguaglianza sociale, culturale, solidarietà e inclusione.

Cercatori di bellezza

Fatica, complessità e continua ricerca, sono state le prime parole emerse nella descrizione e nei racconti dei protagonisti del lavoro educativo, nello specifico degli educatori di EduLab, un centro diurno educativo per adolescenti con fragilità familiari.

Da queste parole, e in questa cornice, ci piace paragonare il lavoro dell’educatore a quello di un cercatore d’oro, un cercatore di bellezza che trascorre la maggior parte del suo tempo con le mani immerse nell’acqua e nella terra, alla ricerca di piccole pepite, di frammenti che, seppur piccoli, diventano preziosi per il progetto di vita del minore.

Ad EduLab l’agire quotidiano, le routine e i gesti ripetitivi che costituiscono la giornata, sono l’effettiva cornice pedagogica che si cerca continuamente di creare, rimodulare e strutturare con un’utenza abituata a vivere senza confini, punti cardine, senza argini. È all’interno di questo dispositivo, che ci piace definire “creativo”, in cui gli educatori cercano di posizionare riti e certezze tra complessità e incertezza, che si può provare l’emozione di un ritrovamento.

Ecco dunque che Claudio, dodicenne con una ‘predilezione’ all’azione istintiva e impulsiva, si affida all’educatrice di riferimento dicendo: “Lui mi sta dando davvero fastidio e so che poi rischio di arrabbiarmi e non controllarmi, ma non voglio rovinare l’amicizia, se mi aiuti glielo diciamo?”; o Eric, inserito a causa di un forte ritiro sociale, durante un incontro con assistente sociale e genitori chiede inaspettatamente di non chiudere il suo percorso al Centro perché: “Sono gli unici giorni in cui vivo”.

Far affiorare quindi particolarità positive spazzate via spesso dal fiume di disagio e di fragilità in cui sono immersi i ragazzi è la vera bellezza del lavoro educativo! Un lavoro fatto di pazienza e dedizione, sì, ma anche di affondi creativi, riti di bellezza e ritrovamenti inaspettati.

Quella della Cooperativa La Sorgente è dal 1984 una storia fatta di storie. Un percorso a tappe, ognuna contrassegnata da tante storie che si intersecano e germogliano producendo nuove fruttuose diramazioni a sostegno dei più fragili.