18 Ottobre 202216° Giornata Europea contro la Tratta degli Esseri Umani


Nonostante i progressi effettuati nell’ambito del contrasto e della protezione delle vittime, i dati recenti ci informano che il fenomeno della tratta di esseri umani è ancora molto radicato in Italia e nel mondo. Lo sfruttamento di donne, uomini e minorenni nella prostituzione, nel lavoro gravemente sfruttato, nell’accattonaggio e nelle economie criminali forzate (spaccio e furti), nei matrimoni forzati e nel traffico di organi rappresenta ancora oggi una piaga che mina gravemente i diritti umani delle persone coinvolte sia in Italia che all’interno dell’Unione Europea.
La Commissione Europea ha presentato da poco una nuova strategia per combattere il fenomeno. Si tratta di un piano di cinque anni che prevede numerose misure volte:
– alla riduzione della domanda di servizi connessi alla tratta;
– al contrasto dello sfruttamento che passa attraverso le piattaforme digitali;
– al rafforzamento dei programmi di protezione e assistenza delle vittime, in particolare di donne e minori;
– alla promozione della cooperazione internazionale al fine di combattere la tratta nei Paesi di origine e di transito.
Il Dipartimento per le Pari Opportunità, il Numero Verde Nazionale e la rete nazionale dei Progetti Anti-tratta, di cui fa parte l’Associazione Micaela Onlus, anche quest’anno si sono impegnati nell’organizzazione di eventi di sensibilizzazione e informazione sul tema, uniti dal filo conduttore dello slogan #liberailtuosogno.
Grazie all’approvazione del bando 5/ 2022 promosso e finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, l’ass.- Micaela Onlus potrà continuare il suo lavoro in Lombardia e Puglia con l’obiettivo di sostenere il programma di emersione, assistenza ed integrazione sociale delle vittime di tratta. 
Si resta ancora in attesa dell’approvazione del piano nazionale antitratta, bussola per tutti gli interventi messi in campo dagli enti anti – tratta. 
A Bergamo dal 15 al 20 Ottobre, grazie all’adesione del Comune di Bergamo (e in particolare dell’Assessorato alle Politiche Sociali) all’iniziativa, sarà esposto presso la sede dei Servizi Socio – Educativi di Via San Lazzaro n. 3, un grande striscione recante la scritta BERGAMO NON TRATTA, accompagnata dallo slogan #liberailtuosogno. Un’iniziativa di sensibilizzazione promossa all'interno del progetto Mettiamo le ali – Dall’emersione all’integrazione, di cui l’Associazione Micaela fa parte, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità e coordinato dall’Ente capofila Cooperativa Lule, per la realizzazione di programmi di emersione, assistenza e integrazione sociale a favore di vittime di tratta e grave sfruttamento, che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di soggetti dediti al traffico di persone.
L’Associazione Micaela si occupa del fenomeno della Tratta da più di 25 anni sul territorio italiano e in questa giornata ci piace ricordare colei che ha dato il via a tutto, Santa Micaela.
Non c’erano allora le giornate contro la tratta. Non c’erano leggi, servizi, aiuti per le donne sulle strade e nei bordelli di Madrid. C’era una tessera che la dichiarava “mujer pùblica”, uno stigma che la obbligava a camminare a testa bassa, c’era una fine tra i derelitti dell’ospedale San Giovanni di Dio. Ma…c’era lei, si, Micaela! Fu in quell’ospedale il suo primo incontro, nel febbraio del 1844.
Davanti a quella giovane, bella, e ricca un tempo, ma adesso ridotta ad un relitto umano, il suo cuore di donna si commuove, la sua intelligenza rende possibile l’impossibile, la sua passione per le cause giuste la spinge, la sua condizione aristocratica le offre i mezzi per iniziare una battaglia a favore di “quelle infelici”. Battaglia che attraversa due secoli e arriva ai nostri giorni. Con un linguaggio tanto duro quanto realistico, Micaela le descrive così: “…le donne chiamate “pubbliche” sono considerate la classe più abietta della società. Le stesse persone che collaborano all’infame e vergognoso commercio dei loro corpi, si vergognano di nominarle davanti a persone per bene. Gli stessi individui che causano il loro avvilimento le considerano la feccia ultima della società.
Con quella “feccia” lei decide di sporcarsi le mani. Mette a disposizione una casa per accoglierle, porta il suo dramma alla Regina, di cui era “prima dama”, difende i suoi diritti davanti all’istituzione pubblica, e… pioniera delle unità di strada e dei progetti di prossimità, le cerca nei bordelli, le visita nelle strade, le cura negli ospedali.
In questa giornata che fa memoria delle vittime di tratta, ci piace fare memoria di una donna che, quasi due secoli fa, per loro diede “fama, fortuna e vita”: Micaela.
Suor Pilar

“Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.”
Pier Paolo Pasolini

Ministra Bonetti, non lasci nel cassetto il Piano Antitratta

Il Piano Nazionale Antitratta 2022-2025 è pronto, condiviso e già approvato dalla Conferenza Stato Regioni. Manca l’ultimo passo, l’approvazione in Consiglio dei Ministri. Appello delle reti associative protagoniste del sistema anti-tratta alla ministra uscente Elena Bonetti, perché in questi ultimissime ore porti il Piano all’approvazione. «Diversamente butteremmo via il lavoro di oltre un anno e lasceremmo le organizzazioni senza una cornice di programmazione nazionale»

Sembra dunque che il Governo Draghi non abbia trovato il tempo di approvare il Piano Nazionale Antitratta 2022-2025. Tale Piano è lo strumento che mette a sistema e coordina gli interventi integrati che a livello locale agiscono da un lato per tutelare e promuovere i diritti delle vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale, lavorativo, per accattonaggio e per inserimento coatto nelle attività illegali, d’altro lato per contrastare le attività criminali di chi compie i reati di tratta e di traffico degli esseri umani e del loro grave sfruttamento
Il Piano era pronto ed è stato costruito con un percorso di lavoro di concertazione, coordinato dal Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha visto coinvolti tutti ministeri competenti, le ong internazionali, i sindacati, le piattaforme e le reti degli enti della cittadinanza attiva e del privato sociale che a livello locale con i comuni gestiscono le diverse attività dei progetti anti-tratta. Un percorso che è durato più di un anno, con incontri nazionali e che alla fine ha prodotto la proposta di Piano che è stata poi verificata e approvata dalla Conferenza Stato Regioni.

Il sistema antitratta negli ultimi 20 anni ha consolidato pratiche, strumenti, reti territoriali e modelli di intervento che hanno consentito a migliaia di vittime di sottrarsi ai trafficanti. Vittime che in moltissimi casi, attraverso le loro denunce, hanno permesso alla magistratura e alle forze dell’ordine di avviare importanti inchieste sulle reti criminali sgominando importanti organizzazioni e che hanno portato alla condanna di numerosi sfruttatori.

Il percorso del Piano Nazionale Antitratta si è fermato dunque a un soffio dal traguardo, alla sua ultima tappa, l’approvazione in Consiglio dei Ministri: in tal modo però sono stati depotenziati gli sforzi di un sistema integrato tra gli enti pubblici e il privato sociale qualificato, che rimane privo di uno strumento di programmazione che ne orienti e ne strutturi il cammino in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Non sappiamo perché il lavoro realizzato, concertato e approvato come detto su più piani istituzionali e a livello locale e regionale non sia stato portato all’approvazione al Consiglio dei Ministri, ma sappiamo che la sua mancata approvazione è un segnale grave di distanza politica da parte del Governo a tutto il fitto e articolato sistema di intervento, fatto di profili professionali qualificati come operatori, educatori, mediatori culturali, legali, psicologi, esperti nella mediazione dei conflitti sociali, ispettori del lavoro, forze dell’ordine, questure e prefetture, sindacati, enti locali che sul territorio collaborano da anni in un sistema che è riconosciuto in Europa e nel mondo come uno dei più innovati e efficaci.

Un sistema per altro che ha costi bassi per il bilancio dello stato in un rapporto costi benefici estremamente favorevole che si registra in pochissimi altri casi di politica pubblica. In termini di tutela dei diritti, politiche di sicurezza e mediazione sociale.

Per tutte queste ragioni chiediamo alla ministra Bonetti, che ben conosce sia l’enorme lavoro di confronto e co-progettazione svolto per definire il nuovo Piano sia il valore e l’impatto che esso avrebbe nel contrasto della organizzazioni criminali dedite alla tratta, nella tutela delle persone che ne sono vittime e nella attivazioni di circuiti di legalità nei territori, di compiere uno sforzo finale e straordinario per fare approvare il Piano a questo Governo, garantendo la piena legittimazione al percorso avviato con tutti i soggetti coinvolti.

Una delle ragioni della disaffezione dei cittadini e delle cittadine alla politica e al voto risiede anche nella mancanza di fiducia che tali istituzioni si possano davvero occupare dei problemi delle persone che vivono più difficoltà e disagi. Non approvare il Piano sarebbe come confermare tale mancanza di fiducia e dare ragione a chi ha scelto di non partecipare più al diritto dovere di voto.

Tiziana Bianchini, portavoce gruppo nazionale CNCA

Andrea Morniroli, portavoce Piattafoma Nazionale Antitratta

7 ottobre 2022: si rinnovano l’esecutivo del CNCA Lombardia e lo Statuto

Venerdì 7 ottobre si è tenuta l’assemblea di modifica dello Statuto e di rinnovo cariche del CNCA Lombardia. Abbiamo attraversato tanti eventi dall’ultimo rinnovo, fuori e dentro il nostro mondo… non ultimi la riforma del Terzo Settore e la pandemia da Coronavirus….Così eccoci ad adeguare il nostro Statuto alla nuova riforma e a raccogliere i nostri vissuti sulla pandemia con il libro “Luce nelle ferite” da cui è stato tratto anche lo spettacolo teatrale che Giovanna Mori ha messo in scena proprio venerdì a Nembro.

Volevamo che fosse proprio qui dove le ferite sono ancora aperte e le assenze ancora vive che vedesse la luce il nuovo esecutivo che guiderà il CNCA Lombardia per i prossimi 4 anni.

La squadra vede la presenza di vecchie e nuovi membri capitanati ancora una volta dal Presidente Paolo Cattaneo (Diapason di Milano) :

Tiziana Bianchini (Cooperativa Lotta Contro L’Emarginazione di Sesto San Giovanni)

Andrea Colciago (Pavoniani Artigianelli di Monza)

Paola Merlini (Cosper di Cremona)

Paolo Tartaglione (Arimo di Milano)

Eleonora Del Fabbro (Padri Somaschi di Milano)

Nicola Danesi (Bessimo di Brescia)

Debora Zanchi (AEPER di Bergamo)

Paolo Dell’Oca (Archè di Milano)

Rita Ceraolo (La Grande Casa di Sesto San Giovanni)

Riccardo Farina (Comunità del Giambellino di Milano)

Elza Daga (Comin di Milano)

Durante l’assemblea è stato presentato il Dossier 2021, frutto del lavoro del gruppo comunicazione avviato durante l’ultimo mandato. Puoi scaricarlo nella versione interattiva dal nostro sito.

L’assemblea ha augurato a tutti un buon lavoro e dopo una breve pausa ristorativa ha atteso l’inizio della messa in scena dello spettacolo di Giovanna Mori.

La ringraziamo molto per come ha saputo rendere vivi i ricordi di quei giorni e rendere lo smarrimento e lo spaesamento che ancora oggi ci attraversa. E’ stata capace di dire con la sua vibrante presenza scenica che…. non abbiamo parole per descrivere cosa è accaduto! Grazie Giovanna

Ci ha lasciati Padre Luca Reina

“Uno dei tanti sorrisi bonari che mi ha accolto nella famiglia del Cnca quando cominciai a frequentare il gruppo minori lombardo. Un abbraccio ad Andrea e a tutti i colleghi a lui vicini” così oggi lo ricorda il nostro Presidente Paolo Cattaneo, mentre noi tutti ci stringiamo a coloro che lo hanno conosciuto e amato.

Padre Luca Reina è stato il primo referente del gruppo Pavoniani Artigianelli di Monza nel CNCA Lombardia.

Attualmente tale ruolo è ricoperto da Andrea Colciago che esprime pure una rappresentanza nell’esecutivo regionale della federazione.

Il funerale si svolgerà martedì 28 giugno alle ore 11,00 a Milano in via Pavoni 10, Parrocchia San Giovanni Evangelista – Madonna di Pompei – Padri Pavoniani.

Tutte le organizzazioni del CNCA Lombardia si fanno vicine ai Padri Pavoniani per la perdita del caro Padre Luca.

“Fuga delle residenze per minori”

20 organizzazioni non si convenzioneranno più con il Comune di Milano.

Lo hanno deciso dopo l’ultimo “bando residenzialità minori” del Comune.

Ecco perché: la denuncia di CNCA Lombardia: “Le tariffe non permettono di rispondere in maniera adeguata ai bisogni di minorenni e famiglie accolti. In questo modo si sottraggono 590 posti di accoglienza (in 147 strutture), ad un sistema già insufficiente”.

Milano, 24 maggio 2022. – “Fuga in massa dalle residenze per minori”. Non sono però i ragazzi a scappare: in questi giorni è invece un numero importante di organizzazioni del sociale – tra cui alcune importanti cooperative – che ha scelto di non rinnovare/sottoscrivere le convenzioni per gestire le residenze per minori e per genitori-figli. È infatti appena scaduto il termine per presentare una manifestazione di interesse al “bando residenzialità minori” del Comune di Milano e molte realtà interne ed esterne al CNCA che gestiscono Unità d’Offerta genitori-figli, Lombardia, sul territorio di Milano Città Metropolitana e province limitrofe, hanno dichiarato forfait.

Ma perché succede questo proprio in un campo, quello di minori e famiglie, in cui i bisogni sono urgenti e indifferibili?

La risposta è nei numeri: le tariffe proposte infatti non permettono di sostenere gli standard previsti dalle normative di Regione Lombardia per la gestione di tali strutture e, quindi, di rispondere in maniera adeguata ai bisogni materiali e di crescita dei minorenni e delle famiglie accolte, che hanno bisogno di un percorso educativo e di creazione di autonomia, molto più che di mere prestazioni assistenziali.

“Si tratta di tariffe inferiori di almeno il 20% rispetto a quelle degli altri Comuni della Città Metropolitana e delle altre provincie lombarde – denuncia per bocca del presidente Paolo Cattaneo, il CNCA Lombardia, membro del Forum del Terzo Settore di Milano-. In alcuni casi sono addirittura ribassate rispetto a quelle proposte nel bando del 2018, esponendo in questo modo i dipendenti ad una sempre crescente precarietà e a una fuga dalla professione”.

Il Comune di Milano è chiamato a dare una risposta. “In una stagione in cui sta via via emergendo la necessità di dare dignità alle professioni sociali e socio sanitarie ed è sempre più difficile trovare educatori, infermieri, medici disposti a lavorare nelle nostre strutture, e in cui il costo della vita parametrato agli stipendi di tali professioni risulta insostenibile generando la fuga dal sociale di decine di colleghi, il colpo di grazia viene dal Comune di Milano che continua a proporre convenzionamenti a tariffe insostenibili”.

“Pur riconoscendo lo sforzo fatto nell’ultimo anno dal Comune, che ha consentito di rivedere – anche sensibilmente- le tariffe di alcune unità di offerta, prosegue Cattaneo, oggi si corre il rischio che l’esito immediato di questo nuovo accreditamento sia il mancato convenzionamento di circa 20 storiche realtà, sottraendo così di fatto più di 590 posti di accoglienza, in 147 strutture, ad un sistema già insufficiente. L’esito a lungo termine è che tutto ciò ricadrà sulla qualità del lavoro rivolto a famiglie e minorenni in situazione di vulnerabilità e tutela, proprio quelli che avrebbero più bisogno di cura, attenzione, protezione e professionalità per realizzare il proprio progetto di vita”.

È possibile aprire un dialogo? Così conclude Cattaneo: “Da anni proviamo ad orientare il Comune di Milano verso un approccio diverso al tema. È secondo noi necessario uscire dal recinto delle politiche sociali ed abbracciare un panorama più ampio: quello delle politiche di una Milano capace di fare diventare l’attenzione ai più fragili il motore della propria crescita e del proprio sviluppo. Crediamo nella disponibilità del Sindaco – come rappresentante di tutta la città – ad andare in questa direzione e attendiamo un suo riscontro”.

Lista organizzazioni firmatarie: Fondazione Archè, Cooperativa Arimo, Asilo Mariuccia, Casa dell’Accoglienza, Ceas, Centro Accoglienza Ambrosiano Sarepta, Centro Mamma Rita, Cooperativa Comin, Consorzio Solidarietà e Futuro (Centro Ambrosiano di Aiuto alla Vita e Pio istituto di Maternità), Cooperativa Diapason, Cooperativa Farsi Prossimo, Cooperativa il Portico, Cooperativa La Grande Casa.
CDO, Federsolidarietà, LegaCoop Sociali, Uneba, CNCA Lombardia, membri del direttivo del Forum Terzo Settore di Milano

Per interviste, dati, materiali:

Altreconomia, 329 1376380

“Non lasciamo sole le persone in difficoltà” In Lombardia dal 1° gennaio potrebbero chiudere molti servizi di prossimità rivolti a giovani e adulti a grave rischio di marginalità

Il 15 dicembre il bilancio di previsione sarà in Consiglio Regionale

L’appello di CEAL Coordinamento Enti Accreditati Lombardia e CNCA Lombardia Coordinamento nazionale comunità di accoglienza: “A Regione Lombardia chiediamo di stanziare con urgenza adeguate risorse”.

Milano, 13 dicembre – In Lombardia dal 1° gennaio numerosi servizi attivi sul territorio delle province di Milano, Brescia, Bergamo, Monza, Pavia, Como, rivolti a giovani e adulti a rischio marginalità, esauriranno le risorse assegnate (e non rinnovate) da Regione Lombardia e dovranno chiudere. Lo denunciano CEAL Coordinamento Enti Accreditati Lombardia e CNCA Lombardia, il coordinamento delle comunità di accoglienza.


Si tratta di importanti interventi di prossimità – come centri diurni, servizi di strada, forme di supporto individualizzato educativo e sanitario – che favoriscono un aggancio precoce di giovani e adulti fragili, spesso con problematiche di dipendenza e a grave rischio di esclusione sociale, e che prevedono azioni di orientamento, consulenza e accompagnamento alla rete dei servizi sociali e socio sanitari.


“Una storica collaborazione tra Enti del privato sociale, enti locali e servizi per le dipendenze – spiega Alberto Barni presidente del CEAL – rischia di essere smantellata, lasciando tante persone senza punti di riferimento. Da sempre come organizzazioni facciamo il possibile perché le persone più vulnerabili possano essere stabilmente agganciate alla rete dei servizi, aiutandole a prendersi cura di sé e della propria vita”. Non solo. “La presenza dei servizi nel territorio – sottolinea ancora Barni – limita le tensioni sociali che possono scaturire dalla vicinanza a situazioni di disagio e in questo modo rende più sicuri e vivibili i quartieri delle nostre città. Senza questi ammortizzatori, infatti, i territori e i loro cittadini si troverebbero soli ad affrontare problemi di marginalità e di salute pubblica”.

Mercoledì 15 dicembre si riunisce il Consiglio regionale per discutere il bilancio di previsione 2022.

A nome di tutti gli enti che aderiscono al CEAL e al CNCA Lombardia, i due coordinamenti chiedono con forza di trovare una soluzione per non disperdere questa preziosa capacità di risposta ai cittadini più fragili e chiedono a Regione Lombardia e all’Assessore alla Famiglia Alessandra Locatelli e al Welfare Letizia Moratti di intervenire tempestivamente, individuando e stanziando risorse economiche adeguate per evitare la chiusura dei presidi territoriali.


I SERVIZI A RISCHIO
I servizi in pericolo realizzano interventi coerenti con tutti i documenti in materia di marginalità e dipendenze: dalla Strategia dell’UE ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), dalla nuova legge regionale sulle dipendenze ai piani nazionale e regionale di prevenzione. Nell’ultimo anno questi servizi si sono valsi del lavoro di 190 operatori qualificati. Tra l’altro:
• hanno permesso di agganciare oltre 7.600 persone, inviandone ai servizi oltre 1.500 (spesso
accompagnando fisicamente le persone)

• hanno realizzato oltre 2.700 interventi medico/infermieristici in contesti di grave marginalità
• hanno aiutato le persone ad affrontare le proprie difficoltà con oltre 15.000 colloqui individuali
• hanno reso più sicuri i parchi e le strade raccogliendo oltre 110.000 siringhe sporche.

I servizi, oltre a garantire la sicurezza, la salute e il benessere sia delle persone che vivono in condizione di fragilità ed emarginazione, nel corso della pandemia hanno rappresentato un importante presidio per contenere la diffusione del Covid 19 nelle persone che vivono in condizione di fragilità e contribuito a prevenire forme di ritiro sociale tra i giovani.

CASE HISTORY


Associazione Comunità Nuova – Milano, progetto WelcHome Contatta e Include
“Dal 2017 il Progetto WelcHome Contatta e Include è stato a fianco dei giovani, incontrandoli nei loro contesti di vita e accompagnandoli nella costruzione di una progettualità futura, favorendo percorsi di inclusione verso la casa, il lavoro, i servizi. Con le giovani donne abbiamo costruito insieme un linguaggio dell’equità e del consenso, per promuovere una cultura del divertimento responsabile e attento all’altro. Ci siamo incontrati in strada, nelle discoteche, nei cortili durante la pandemia, sul web. Dal 1 gennaio queste attività smetteranno di essere garantite, lasciando scoperto quel ponte tra strada e servizio che abbiamo negli anni contribuito a costruire”.
Marco Brunetti


Cooperativa sociale – Il Calabrone, progetto Strada
“A Brescia il Progetto Strada è da molti anni un punto di riferimento per le persone più fragili e per la rete dei servizi sociosanitari. Ogni giorno accedono allo spazio una sessantina di persone in situazione di grave marginalità, molte delle quali con problemi di dipendenza. Trovano operatori che li accolgono e li aiutano a prendersi cura della propria salute, anche sulla strada. Supporto individualizzato, visite mediche e infermieristiche, spazio doccia, accompagnamento ai servizi del territorio sono solo alcune delle risposte fornite. Sono quotidiane le collaborazioni con i servizi per le dipendenze, i centri per le malattie infettive, i servizi sociali del comune e numerose realtà del
territorio. Rispondere insieme è il modo migliore per rispondere bene. Tutto questo ora è a rischio”.


“Colazione da Tiffany è un gruppo di auto-aiuto per persone transessuali, in prevalenza sudamericane, che vivono la strada e non hanno uno spazio dove sentirsi veramente loro stesse. Il gruppo si incontra settimanalmente per fare colazione insieme, per parlare e condividere uno spazio. Diversi sono gli argomenti: il racconto del viaggio che le ha portate qui, la condizione di transessualità, le malattie che possono essere contratte… La presenza di medici e personale specializzato aiuta le ragazze ad affrontare questioni spesso rimaste in sospeso”.

Massimo Ruggeri


Fondazione Somaschi Milano progetto WelcHome Accoglie e Include
“La chiusura del Centro diurno Drop in di Piazza XXV Aprile da gennaio 2022 comporterà la sospensione dell’accoglienza per 40 persone al giorno, con picchi di 50 durante il periodo invernale e della distribuzione di generi di conforto. Inoltre con la chiusura sarà negato l’accesso ai servizi igienici e alle docce (ora le uniche disponibili sul territorio di Milano) e il servizio lavanderia. Non sarà più possibile garantire l’orientamento ai servizi territoriali e l’invio a servizi sanitari territoriali. Inoltre non sarà più possibile per le persone senza dimora con problemi di dipendenza accedere al materiale di profilassi e ad informazioni sui comportamenti a rischio sulle sostanze. Negli ultimi 6 mesi abbiamo fornito l’accesso ai servizi primari a 500 persone senza dimora frequentatrici abituali del centro”.
Carlo Alberto Caiani


Per informazioni e/o contatti Alberto Barni 393 9031552 presidenza@cealweb.org
Ufficio stampa: Massimo Acanfora 329 1376380

“Emergenza educatori”

La denuncia di CNCA Lombardia.

In Lombardia sono sempre di più gli adolescenti in comunità.

Ma mancano gli educatori con specifiche competenze.

in Lombardia sono quasi 800 i servizi residenziali per minori e circa 3.000 gli ospiti.

Aumenta l’età, 3 su 4 sono adolescenti o preadolescenti e la metà stranieri e diminuiscono i tempi di permanenza. Ai numeri e ai bisogni in crescita non corrisponde però la disponibilità di educatori professionali. Paolo Tartaglione di CNCA: “Chi gestisce comunità è preoccupato della carenza di educatori formati ad hoc. L’università si attrezzi per nuovi percorsi”.

A contraltare parte il prossimo 17 dicembre 2021 alla Bicocca il primo Master Universitario per specializzarsi nel lavoro educativo di comunità.

Per interviste a Paolo Tartaglione o altre informazioni: 329 1376380

Milano, 26 ottobre 2021 – L’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza informa che, secondo gli ultimi dati, le comunità socio educative per minorenni in Italia sono 4.076, in netto aumento rispetto agli anni precedenti. In Lombardia il portale minoriweb a marzo 2019 ha rilevato 780 servizi educativi residenziali per minori con quasi 3.000 ospiti. Una netta tendenza che si accompagna ad un aumento dell’età media: i minorenni (e giovani adulti) che vengono collocati nelle comunità sono sempre più grandi (il 62,3% ha tra i 14 e i 17 anni, e l’11,5 tra gli 11 e i 13), e hanno tempi di permanenza in struttura sempre più brevi (nell’81,5% dei casi la permanenza è sotto i 24 mesi). Nel 2016 il numero di ospiti stranieri ha superato quello degli italiani.

A fronte di questo momento di forte trasformazione, le realtà del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA) della Lombardia che gestiscono comunità lamentano la carenza di educatori motivati e preparati per le nuove esigenze degli ospiti. “C’è bisogno di un maggior numero di educatori professionali motivati e preparati, e di una formazione pensata per una utenza molto diversa da quella di 10 o 20 anni fa” -afferma Paolo Tartaglione, Referente “Infanzia, Adolescenza e Famiglie” di CNCA Lombardia-. “Oggi gli Enti gestori di comunità sollevano con preoccupazione il problema della carenza di educatori disponibili a formarsi e a realizzarsi professionalmente in questi contesti”.

Il mondo universitario ha tardato infatti a raccogliere la sfida: da anni le facoltà di Scienze dell’educazione formano prevalentemente educatori che vogliono lavorare nella prima infanzia (0-6) o nelle scuole. Questa carenza è divenuta ancora più evidente nel momento in cui l’approvazione in Finanziaria 2017* di alcuni articoli fortemente voluti dalla Senatrice Vanna Iori hanno assegnato alla sola Classe di Laurea L19 (Scienze della Educazione e della Formazione) la possibilità di formare i futuri educatori, eliminando così la possibilità di incaricare operatori formatisi in altri corsi di Laurea.

Un segnale positivo è però l’imminente partenza del primo Master Universitario dedicato agli educatori che intendono specializzarsi nel lavoro educativo di comunità: “Le buone pratiche del lavoro educativo in comunità minori”, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca (unimib.it).

Tra gli Enti che patrocinano il Master, c’è Agevolando (www.agevolando.org), Associazione costituita da giovani cresciuti fuori famiglia. Così il presidente Federico Zullo“Lavorando da più di un decennio con i ragazzi e e le ragazze che escono dalle comunità educative e familiari abbiamo ben presente quanto sarebbe per loro più efficace poter disporre di competenze educative sempre più professionali a fronte di bisogni sempre più complessi. Le testimonianze di tanti ragazzi ce lo confermano: occorre preparare gli educatori con percorsi formativi e professionalizzanti più mirati e dedicati”.

Ribadisce Tartaglione:“Le sfide che gli ospiti delle comunità per minorenni pongono agli educatori sono sempre più alte, e meritano di ricevere una risposta all’altezza. Il lavoro educativo residenziale ha un fascino e una potenza senza pari, e ha bisogno che questa sfida sia raccolta da educatori preparati e motivati. Alle Università, e in particolare alle Facoltà di Scienze dell’Educazione, che dal 2017 sono le uniche titolate a formare educatori, chiediamo di ridare centralità alla formazione di professionisti motivati e preparati ad accogliere questa sfida educativa”

Ufficio stampa: 329 1376380

* commi dell’art. 1 della Legge di Bilancio n. 205 del 27 dicembre 2017

LA CURA NELLA PANDEMIA

il Covid-19: il capitale umano, la resilienza, l’innovazione,gli anticorpi cooperativi.

Il primo bilancio delle organizzazioni del non profit di CNCA durante la pandemia in Lombardia.

Dati e testimonianze: quasi 40 realtà, 5.000 lavoratori , oltre 70.000 utenti, con 17 categorie, dai minori ai migranti.

Scarica qui il dossier completo

Milano, 21 giugno 2021 – Nel corso della crisi epocale causata dalla pandemia di Covid-19, il CNCA Lombardia, che federa 38 organizzazioni e ha oltre 800 servizi in 12 province della Regione Lombardia, ha scelto di raccontarsi per la prima volta nel Dossier “La cura nella pandemia”: non solo offrendo una fotografia di una parte rilevante del settore non profit lombardo, ma mettendo anche in evidenza che cosa sia successo nelle sue realtà durante la pandemia.

“Questo Dossier – spiega Paolo Cattaneo, presidente CNCA Lombardia – va quindi visto come un fermo immagine che racconta il “patrimonio” straordinario di CNCA Lombardia ma anche come un bilancio dinamico della sua capacità di “resilienza e ripresa” che ha le fondamenta nel suo grande capitale umano”.

Il Dossier “La cura nella pandemia” mette prima di tutto in evidenza i dati delle organizzazioni di CNCA Lombardia (scarica qui il dossier e guarda qui sotto la sintesi dei dati principali). Gli “addetti ai lavori” sommano “una maggioranza qualificata e militante di lavoratori del sociale, ad una importante presenza di volontari”. I numeri delle persone (gli utenti dei servizisono imponenti (oltre 70.000), “ancora più importante -spiega Cattaneo- se pensiamo che dietro ad ogni cifra si fa strada una faccia, una storia, un viaggio, una frattura, un’intelligenza, una fuga, un impegno.

servizi offerti, oltre 800 unità, spaziano dal residenziale ai numerosissimi servizi innovativi.

La seconda parte del Dossier racconta le storie della pandemiacase history e progetti scelti tra le mille possibili: storie che raccontano la resistenza nel quotidiano, storie che raccontano la forza del gruppo, della comunità, la creatività delle cooperativa, la tecnologia che diventa vicinanza.

Qualche esempio: la ginnastica online per gli anziani delle Case del Tempo gestite dalla cooperativa sociale Comin; la “vicinanza remota” attraverso il disegno e il fumetto della Fondazione Arché; gli incontri online che hanno messo in campo la giocoleria, il canto, la fotografia con la cooperativa sociale il Calabrone; un centro diurno che va in onda sulla radio di quartiere nell’esperienza dell’Associazione Comunità Nuova; l’invenzione di nuovi servizi “casa della quarantena” della Cooperativa La Grande Casa: una soluzione che ha consentito a donne in fuga di restare al sicuro; i centri di accoglienza per persone senza dimora che mettono in evidenza gli “anticorpi cooperativi” nel lavoro di Famiglia Nuova; i laboratori di panificazione e falegnameria della Cooperativa Arimo; le soluzioni che affrontano il problema dell’accessibilità nel caso della Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione; il concerto on line del Primo maggio inventato da cooperativa Diapason; la produzione di mascherine e di camici per la terapia intensiva predisposta dal Laboratorio di Confezioni della Cooperativa Bessimo; le proposte di Cooperativa Aeper, dai video autoprodotti per promuovere proposte ludiche e sportive.

Per interviste con Paolo Cattaneo e le singole cooperative, Ufficio stampa 329 1376380

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Il metodo del Dossier

Una prima fase è stata “quantitativa”. I numeri della prima parte del Dossier si riferiscono a quanto è stato cristallizzato nei Bilanci Sociali o nei report delle organizzazioni di CNCA Lombardia e si riferiscono al 31 dicembre 2019 – il periodo appena pre- cedente lo scoppio della pandemia – e che sono stati poi pubblicati nel 2020. Nel novero è computata anche Micaela Onlus, che dal 2020 non è più socia di CNCA Lombardia. La raccolta dei dati è stata confermata dalle organizzazioni stesse at-traverso la compilazione di un questionario ad aprile 2021.

Una seconda fase è stata invece “qualitativa”. I materiali della seconda parte del Dossier, ovvero relazioni, interviste, racconti, sono state invece raccolti nel corso del 2020 e 2021 e si riferiscono in toto a iniziative, progetti ed episodi promossi o accaduti nel periodo della pandemia.

Il dossier è stato curato da Altreconomia

Redazione ed editing:Massimo Acanfora

Grafica: Laura Anicio

Con il contributo di Paolo Cattaneo, Rita Ceraolo.

Grazie a tutte le realtà di CNCA Lombardia