Helpless, inermi, disarmati, indifesi, ancora poesie al tempo del Covid 19

Ringraziamo ancora Giovanni per la condivisione delle sue nuove poesie, lui consiglia di ascoltarle con della buona musica:

“potete cominciare con una vecchissima e bellissima canzone di Neil Young, tratta dal LP “Dejà Vu”pubblicato nel 1970 dal mitico quartetto CSN&Y (riascoltatela e vedetela su Youtube nella versione cantata e suonata appunto con David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e il coro di Joni Mitchell nel concerto allo stadio londinese di Wembley nel 1974, perché è commovente ed emotivamente strepitosa!), che mi ha ispirato anche solo nel suo titolo quello che ho messo pure io come titolo di questo viaggio: “Helpless”, inermi, disarmati,indifesi.

Buona lettura e buon viaggio

E DOPO IL QUATTRO DI MAGGIO?

Ora che
siamo vicini
alla data del
“forse
si potrà
ritornare
ad uscire”,
cosa
sceglieremo
di fare?
“Tana
liberi
tutti”,
come
facevam
da bambini,
dopo esserci
nascosti
ed avere
sorpreso
correndo
chi degli amici
veniva
a cercarci,
oppure
tenteremo
un passo
fuori dall’uscio,
per poi
tornare
indietro
impauriti
dal possibile
pericolo
portato
dall’aria
di fuori?
O riusciremo
insieme
a trovare
un nuovo
equilibrio,
che ci aiuti
a camminare
sul filo
e che sia
diverso
da quello
in cui ci siamo
abituati
a oscillare
prima che
la tempesta
28 aprile 2020 arrivasse?

TEST

Siamo
in tanti
ad attendere
di sapere
se ci siamo
infettati.
Quale sarà
il test
che cancellerà
ogni dubbio
sulla nostra
salute?
Ogni
Regione
ha deciso
di fare
da sé,
rivolgendosi
a questa
o quella
tecnologia.
La confusione
continua
a regnare
sovrana:
ma era
così
complicato
aspettare
un’unica
strategia
nazionale?
I venti,
anzi ventuno,
sistemi
sanitari
regionali
– Trento
e Bolzano
sono
Province
Autonome! –
hanno fatto
e fanno
la gara
a chi
arriva
per primo,
sgomitando
scomposti
in chissà
quale ridicola
e inutile
gara

PENSANDO AI SUD

Ripiegati
sui nostri
disastri,
forse
stiamo
poco
pensando
a chi vive
e a chi muore
di là dal mare
nei tanti
Sud
della terra:
dove
non ci sono
né mascherine,
né acqua
per lavarsi,
e non solo
le mani,
né tanto meno
Rianimazioni.
E dove
non sapremo
mai
quanti
si sono
infettati,
quanti
lo saranno
e quanti
sono morti
e purtroppo
moriranno.
Perché
di quei luoghi
nemmeno
sappiamo
quante sono
le vite
nascenti
e quanti
superano
il primo
compleanno.
Laggiù
la tempesta
ha spazzato
e spazzerà via
vite su vite
nel silenzio
assordante
del nostro caro
Occidente

CAMPAGNA

In questi giorni
di traffico
ancora
per fortuna
ridotto,
il rumore
di fondo
attorno
alla nostra
cascina
è tornato
ad essere
quello
dei trattori
e delle altre
macchine
agricole:
le risaie
tra un poco
saranno
come sempre
allagate
ed è tempo
come sempre
di semina.
Il mais,
piantato
da mesi,
come il grano
sta iniziando
a spuntare.
La vita
in campagna
ha ripreso
a scandire
le opere
e i giorni
col ritmo
della primavera
che esplode.
Mangeremo
ancora
farina
e riso,
perché
le donne
e gli uomini
che lavoran
la terra
son tutti lì.
Fedeli
come ogni
anno
alla vita

25 APRILE

Come
continuare
a resistere
in questa
Festa
d’Aprile
d’un tempo
sospeso
di più raffinata
barbarie
virale
e sociale?
Per provare
a restare
umani
pure quando
infuria
ben altra
bufera?
Senza
nemmeno
scendere
in piazza
a respirar
come popolo
almeno
un giorno
dei tanti
dell’anno?
E potere
solo
cantare
ballare
urlare
da finestre
balconi
e cortili
il vero
e unico
inno
di un Paese
che si è
liberato
e vuol
continuare
a vivere
libero?
Per
svegliarsi
riconoscersi
e salutarsi
ogni giorno
ancora ribelli:
Ciao, Bella!

LEZIONI A DISTANZA

Ho iniziato
anche io
proprio oggi
a fare
lezioni
a distanza
a studenti
di Medicina
del San Raffaele.
Non avrei
mai voluto,
perché
nulla
al di fuori
del rapporto
diretto
tra umani
può trasmetter
sapere
e soprattutto
passione,
che di ogni
conoscere
è fonte
e sostegno.
E pure
il sedicente
sapere
medico,
che
parafrasando
Milani
è forse
solo
conoscere
mille
parole
e complesse
in più
dei pazienti,
si riesce
a trasmettere
solo
nella relazione
dei volti.
Anche perché
la medicina,
a mio modesto
parere,
è un’arte
più che
una scienza:
ed è riservata
agli artisti!

APP

Qualunque
novità
si presenti
nel mondo
che non abbia
una “app”
per gestirla
da un cellulare
è come se
non esistesse.
Tutto
da tempo
è per molti
performance
e per renderlo
ancora
più rapido
ci vuole
per forza
una “app”.
Poco importa
se poi
tracceranno
ogni tuo
movimento
e sapranno
anticipare
i tuoi gusti
sul mondo,
proponendoti
quel che
algoritmi
più o meno
complessi
avranno
intuito
di te.
Non sappiamo
come uscire
da questa
tempesta,
che ci ha
d’improvviso
travolti:
non riusciamo
ancora
a capire
come poter
ripartire,
ma avremo
presto
una “app”
per crederci
IMMUNI

FASE DUE (O DELLANORMALITA’)

Parola
magica
da ormai
molti
giorni,
mantra
evocato
da ogni
canale
o giornale,
l’incertezza
del nostro domani
ha i contorni
ignoti
e un poco
fiabeschi
di un possibile
e tanto sperato
ritorno
alla vita
di prima.
Non riusciamo
ancora
a pensare
tempi
e modi
del ripartire,
inchiodati
a contare
e piangere
i morti,
eppure
è tremenda
la voglia
di tornar
come prima,
come se
la tempesta
non avesse
sconvolto
per sempre
o per tanto
“lanormalità”
del mondo
di ieri.
Che poi forse
è il problema
da cui tutto
deriva
e non
la risposta
per poter
ripensare
il futuro

CENT’ANNI (DALLA SPAGNOLA)

Sembra quasi
che la tempesta
si presenti
a intervalli
costanti
a infierire
sull’uomo
con ondate
che lasciano
dietro di sé
centinaia
di migliaia
o milioni
di morti.
Finita
cent’anni fa
la guerra
mondiale
combattuta
in trincea,
è comparsa
la tempesta
spagnola
che ha ridotto
a brandelli
l’umano.
Chi ha scritto venti,
chi cinquanta
milioni
di morti,
sola
stima possibile
senza
i comunicati
e i tamponi
di oggi.
Come se
la natura,
con regolarità
sorprendente
nella sua
apparente
casualità,
volesse punire
la hybris
dell’uomo,
riportando
a pur se triste
equilibrio
gli enormi
disastri
che homo faber
continua
a produrre

ANTROPOCENE

E’ bastato
un mese
di blocco
del traffico
perché
la natura
riprendesse
gli spazi
che da almeno
trent’anni
le abbiamo
usurpato:
i cinghiali
son scesi
tranquilli
nei paesi
in montagna,
le anatre
dei nostri fossi
e gli altri
uccelli
dei campi
intorno
alla Contina
– aironi
garzette
ibis sacri (addirittura?) –
hanno iniziato
ad avvicinarsi
alle nostre case
come mai
prima d’ora.
Stiam provando
con mano
l’impatto
potente
del nostro
folle sistema
sull’intero
creato,
che non
ci siamo
mai accorti
di avere.
La forza
dirompente
della natura
in primavera
ci manda
un chiaro
messaggio:
continuate
a rallentare!

DRONI

Siamo
tutti
osservati
dal cielo,
occhi spesso
invisibili
controllano
quel che
facciamo,
senza averci
peraltro
mai chiesto
il permesso.
Meno male,
verrebbe
da dire,
per bloccare
comportamenti
scorretti
o peggio vietati
che possono
favorire
il contagio.
Ma anche no,
se questo
vuol dire
controllo
sociale
ancora
più spinto
di quello
che già
subiamo
ogni istante.
La nostra vita
è sempre
tracciata,
gli strumenti
che pensiamo
ci rendano
liberi
son dispositivi
che ci tengono
in gabbia.
Lo “stato
di eccezione”
è da tempo
realtà:
la tempesta
l’ha solo
svelato,
ampliato
e purtroppo
reso legittimo

INCOMPETENTI

Li ho visti
all’azione
nel gestire (?)
al porto
di Genova
lo sbarco
di nostra figlia
Maria
e di altri
duecento
italiani
che una nave
della Farnesina
è riuscita
a riportar
dalla Spagna.
Li hanno fatti
aspettare
per ore
per far scendere
prima
i container,
i TIR
e le altre vetture.
Li han tenuti
ammassati
uno sull’altro
sulle ripide scale
della nave veloce,
per poi farli
cuocere
al sole,
senza acqua
né cibo,
in una fila
infinita
tra le sgasate
dei camper.
E obbligarli
poi a ritornare
quasi alla nave
sulla passerella
che li ha
finalmente
portati
da noi.
Più di venti
funzionari
ed agenti
“pulotti”
a guidare
questa prova
perfetta
di contagio

NUMERI

I ragionieri
dell’epidemia
squadernano
ogni giorno
a quell’ora
le cifre
del dolore
e della tempesta.
Numeri
senza aggettivi,
che non dicono
nulla
di quanti
siano
o sian stati
uomini
o donne,
giovani
o vecchi,
già malati
o ancora
in salute.
Cifre
senza volti,
anonima
conta
di un orrore
che pialla
l’umano,
azzerando
i nomi
e le storie
di ognuno

   QUANDO TUTTO SARA’ FINITO

Quando tutto
sarà finito
scoppieranno
gli abbracci
e le strette
di mano.
Torneremo
all’amore
o forse
a più
amaro
distacco.
Perché
torneremo
di nuovo
a soffrire
dell’infezione
ormai cronica
che da tempo
ci appesta
e che sarà
di sicuro
più tremenda
di prima:
il neoliberismo
del capitale
vorrà
ancora più
vittime,
parassita
bastardo
che si nutre
di morte

RSA

Li abbiamo
ammassati
in ghetti
moderni,
anche molto
lussuosi,
per donne
e uomini
soli,
che non san
più badare
a se stessi
e che
non possiamo
(o vogliamo?)
curare
nelle nostre
famiglie.
Li abbiamo
accompagnati
su comode auto
e non su carri
piombati,
e siamo
anche
andati
a trovarli
nei giorni
di festa.
Affidandoli
alle cure
costanti
di personale
amorevole.
Finché
la tempesta
è arrivata.
E con lei
lo sterminio
senza camere
a gas
e camini
che bruciano
i corpi.
E’ bastata
un po’ d’aria
malata,
senza neanche
bisogno
di Zyklon.
Nel silenzio
assordante
della conta
dei morti

NUMERI

I ragionieri

dell’epidemia

squadernano

ogni giorno

a quell’ora

le cifre

del dolore

e della tempesta.

Numeri

senza aggettivi,

che non dicono

nulla

di quanti

siano

o sian stati

uomini

o donne,

giovani

o vecchi,

già malati

o ancora

in salute.

Cifre

senza volti,

anonima

conta

di un orrore

che pialla

l’umano,

azzerando

i nomi

e le storie

di ognuno

 

 

METAFORE

Pure io
ho usato
e sto usando
parole
di guerra
per narrare
l’urto
che ci ha
d’improvviso
travolti.
Forse perché
non abbiamo
altri
nomi
da scovare
nei nostri
quaderni?
Noi
che una guerra
non
l’abbiamo
per fortuna
mai vista
e viviamo
in pace
– si fa per dire –
dalla Liberazione.
O forse
perché
non riusciamo
a trovare
parole
diverse
per dire
il dolore
e la paura
indicibili
che stiamo
provando?
Tempesta,
ho scritto
e propongo,
tempesta,
come l’uomo solo
davanti a San Pietro.
Un evento
con cui
non puoi
proprio lottare,
ma soltanto
ripararti
e resistere.
Un minuto
di più

ZONE ROSSE


Dopo Wuahn
più lontana
del cielo
è toccato
a Codogno
e a dieci
Comuni
lì attorno.
Poi a tutte
le Regioni
del Nord
e ben presto
a tutta
l’Italia.
Tutti chiusi
in un carcere,
grande
quanto
un intero
Paese.
Ma l’aria
non conosce
confini
e si sposta
con i viaggi
dell’uomo:
per questo
ha invaso
prima
l’Europa,
poi
solcato
gli oceani
e raggiunto
ogni
continente.
Wuhan
e Codogno
son
diventati
ogni luogo:
tutto
il mondo
è ormai
una
sola
immensa
Zona Rossa

PASQUA

Ma che
strana
Pasqua
ci arriva
in dono
quest’anno.
Solitaria
e isolata
come
le nostre vite
da tempo.
Ci mancheranno
i fratelli
con cui
celebrare
la Cena,
salire
al Calvario
lungo la via
della croce,
danzare
e cantare
con gioia
nella Veglia
dalle tante
letture.
Sarà
invece
familiare,
essenziale,
tutti stretti
nelle nostre
case.
Rivivendo
la sera
quando,
in fretta
e in silenzio,
abbiamo
mangiato
l’agnello
arrostito
sul fuoco,
cinti
i fianchi,
in mano
i bastoni,
perché
dovevamo
uscir
dall’Egitto

CHIESE

Chiuse le chiese
alla preghiera
comune,
messe e riti
solo dal video,
da consumare
freddi
e distanti,
e sacerdoti
e vescovi
e Papa
ancora
più soli.
Ma non è che
siam tornati
alle origini,
alle domus
ecclesiae,
nate
a Gerusalemme
poco dopo
la Pasqua
e con Paolo di Tarso
diffuse
dall’Asia Minore
fino al cuore
di Roma?
Quando
i laici,
uomini e donne,
rivivevano
nelle loro
case
la memoria
dell’ultima Cena.
Perché allora
tutto questo
turbarsi?
“Né su questo monte
né a Gerusalemme…”
Le chiese
vuote
fanno paura
e non insegnano
nulla
ad un popolo
di Dio
tenuto bambino
da una casta
di sacerdoti
che non vuole
lasciare
il suo potere
sul sacro

NONNI

La tempesta
sta spazzando
via
intere
generazioni
di anziani.
Nel silenzio
delle conte
ufficiali.
Tanti
che hanno
resistito
alle guerre
tra umani
son caduti
travolti
dal male
invisibile.
Anche se
spesso
ormai
relegati
all’unico
ruolo
di baby-sitter
gratuiti,
che ne sarà
delle storie
che hanno
narrato
e avrebbero
potuto
ancora
narrare
ai figli
e ai nipoti?
Che ne sarà
della saggezza
che hanno
raccolto
negli anni
e ricevuto
anche loro
dai padri
e dai nonni?
Fragili
catene
di vite
tranciate
per molti
per sempre

NIPOTI

Orfani
di nonni
scomparsi
(chi glielo
dirà?)
o rinchiusi
al sicuro
– si spera –
nelle loro
dimore.
Costretti
agli arresti
domiciliari
nella primavera
che esplode,
cosa faranno
i tanti nipoti
ritornati
d’un tratto
a viver
soltanto
da figli?
Basterà
loro
una videochiamata
ogni tanto,
oppure
ogni giorno
che ci dona
la vita,
per ritrovare
le coccole
e le merende
sognate?
Chi
narrerà
loro
le storie
d’un tempo
e saprà
consolarne
i capricci?
Quanto
amore
si è perso
e si perde
nella distanza
dei volti.
E cosa sarà
quando molto,
se non tutto,
non tornerà
più
come prima?

MERCATO (DI NEMBRO)

Stan facendo
di tutto
per riaprire
i negozi
e le fabbriche.
Il Paese
si è già
fermato
abbastanza,
urlano
in troppi
sputando
sentenze.
Non possiamo
permetterci
di non far
ripartire
il Mercato,
nostro
solo
Signore
e nostra
sola
Salvezza.
Altrimenti
la strage
che farà
la ripresa
sarà peggio
di quella
del virus.
Poco
importa
se il business
vincerà
sulla sicurezza.
Son le leggi
dell’economia,
miei cari,
che i fatti
non posson
smentire.
A Nembro
il quattro
di marzo
han tenuto
lo stesso
il mercato.
E la merce
più
di tutte
comprata
è stata
la morte

 

 

 

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