Ci ha lasciati Padre Luca Reina

“Uno dei tanti sorrisi bonari che mi ha accolto nella famiglia del Cnca quando cominciai a frequentare il gruppo minori lombardo. Un abbraccio ad Andrea e a tutti i colleghi a lui vicini” così oggi lo ricorda il nostro Presidente Paolo Cattaneo, mentre noi tutti ci stringiamo a coloro che lo hanno conosciuto e amato.

Padre Luca Reina è stato il primo referente del gruppo Pavoniani Artigianelli di Monza nel CNCA Lombardia.

Attualmente tale ruolo è ricoperto da Andrea Colciago che esprime pure una rappresentanza nell’esecutivo regionale della federazione.

Il funerale si svolgerà martedì 28 giugno alle ore 11,00 a Milano in via Pavoni 10, Parrocchia San Giovanni Evangelista – Madonna di Pompei – Padri Pavoniani.

Tutte le organizzazioni del CNCA Lombardia si fanno vicine ai Padri Pavoniani per la perdita del caro Padre Luca.

“Fuga delle residenze per minori”

20 organizzazioni non si convenzioneranno più con il Comune di Milano.

Lo hanno deciso dopo l’ultimo “bando residenzialità minori” del Comune.

Ecco perché: la denuncia di CNCA Lombardia: “Le tariffe non permettono di rispondere in maniera adeguata ai bisogni di minorenni e famiglie accolti. In questo modo si sottraggono 590 posti di accoglienza (in 147 strutture), ad un sistema già insufficiente”.

Milano, 24 maggio 2022. – “Fuga in massa dalle residenze per minori”. Non sono però i ragazzi a scappare: in questi giorni è invece un numero importante di organizzazioni del sociale – tra cui alcune importanti cooperative – che ha scelto di non rinnovare/sottoscrivere le convenzioni per gestire le residenze per minori e per genitori-figli. È infatti appena scaduto il termine per presentare una manifestazione di interesse al “bando residenzialità minori” del Comune di Milano e molte realtà interne ed esterne al CNCA che gestiscono Unità d’Offerta genitori-figli, Lombardia, sul territorio di Milano Città Metropolitana e province limitrofe, hanno dichiarato forfait.

Ma perché succede questo proprio in un campo, quello di minori e famiglie, in cui i bisogni sono urgenti e indifferibili?

La risposta è nei numeri: le tariffe proposte infatti non permettono di sostenere gli standard previsti dalle normative di Regione Lombardia per la gestione di tali strutture e, quindi, di rispondere in maniera adeguata ai bisogni materiali e di crescita dei minorenni e delle famiglie accolte, che hanno bisogno di un percorso educativo e di creazione di autonomia, molto più che di mere prestazioni assistenziali.

“Si tratta di tariffe inferiori di almeno il 20% rispetto a quelle degli altri Comuni della Città Metropolitana e delle altre provincie lombarde – denuncia per bocca del presidente Paolo Cattaneo, il CNCA Lombardia, membro del Forum del Terzo Settore di Milano-. In alcuni casi sono addirittura ribassate rispetto a quelle proposte nel bando del 2018, esponendo in questo modo i dipendenti ad una sempre crescente precarietà e a una fuga dalla professione”.

Il Comune di Milano è chiamato a dare una risposta. “In una stagione in cui sta via via emergendo la necessità di dare dignità alle professioni sociali e socio sanitarie ed è sempre più difficile trovare educatori, infermieri, medici disposti a lavorare nelle nostre strutture, e in cui il costo della vita parametrato agli stipendi di tali professioni risulta insostenibile generando la fuga dal sociale di decine di colleghi, il colpo di grazia viene dal Comune di Milano che continua a proporre convenzionamenti a tariffe insostenibili”.

“Pur riconoscendo lo sforzo fatto nell’ultimo anno dal Comune, che ha consentito di rivedere – anche sensibilmente- le tariffe di alcune unità di offerta, prosegue Cattaneo, oggi si corre il rischio che l’esito immediato di questo nuovo accreditamento sia il mancato convenzionamento di circa 20 storiche realtà, sottraendo così di fatto più di 590 posti di accoglienza, in 147 strutture, ad un sistema già insufficiente. L’esito a lungo termine è che tutto ciò ricadrà sulla qualità del lavoro rivolto a famiglie e minorenni in situazione di vulnerabilità e tutela, proprio quelli che avrebbero più bisogno di cura, attenzione, protezione e professionalità per realizzare il proprio progetto di vita”.

È possibile aprire un dialogo? Così conclude Cattaneo: “Da anni proviamo ad orientare il Comune di Milano verso un approccio diverso al tema. È secondo noi necessario uscire dal recinto delle politiche sociali ed abbracciare un panorama più ampio: quello delle politiche di una Milano capace di fare diventare l’attenzione ai più fragili il motore della propria crescita e del proprio sviluppo. Crediamo nella disponibilità del Sindaco – come rappresentante di tutta la città – ad andare in questa direzione e attendiamo un suo riscontro”.

Lista organizzazioni firmatarie: Fondazione Archè, Cooperativa Arimo, Asilo Mariuccia, Casa dell’Accoglienza, Ceas, Centro Accoglienza Ambrosiano Sarepta, Centro Mamma Rita, Cooperativa Comin, Consorzio Solidarietà e Futuro (Centro Ambrosiano di Aiuto alla Vita e Pio istituto di Maternità), Cooperativa Diapason, Cooperativa Farsi Prossimo, Cooperativa il Portico, Cooperativa La Grande Casa.
CDO, Federsolidarietà, LegaCoop Sociali, Uneba, CNCA Lombardia, membri del direttivo del Forum Terzo Settore di Milano

Per interviste, dati, materiali:

Altreconomia, 329 1376380

“Non lasciamo sole le persone in difficoltà” In Lombardia dal 1° gennaio potrebbero chiudere molti servizi di prossimità rivolti a giovani e adulti a grave rischio di marginalità

Il 15 dicembre il bilancio di previsione sarà in Consiglio Regionale

L’appello di CEAL Coordinamento Enti Accreditati Lombardia e CNCA Lombardia Coordinamento nazionale comunità di accoglienza: “A Regione Lombardia chiediamo di stanziare con urgenza adeguate risorse”.

Milano, 13 dicembre – In Lombardia dal 1° gennaio numerosi servizi attivi sul territorio delle province di Milano, Brescia, Bergamo, Monza, Pavia, Como, rivolti a giovani e adulti a rischio marginalità, esauriranno le risorse assegnate (e non rinnovate) da Regione Lombardia e dovranno chiudere. Lo denunciano CEAL Coordinamento Enti Accreditati Lombardia e CNCA Lombardia, il coordinamento delle comunità di accoglienza.


Si tratta di importanti interventi di prossimità – come centri diurni, servizi di strada, forme di supporto individualizzato educativo e sanitario – che favoriscono un aggancio precoce di giovani e adulti fragili, spesso con problematiche di dipendenza e a grave rischio di esclusione sociale, e che prevedono azioni di orientamento, consulenza e accompagnamento alla rete dei servizi sociali e socio sanitari.


“Una storica collaborazione tra Enti del privato sociale, enti locali e servizi per le dipendenze – spiega Alberto Barni presidente del CEAL – rischia di essere smantellata, lasciando tante persone senza punti di riferimento. Da sempre come organizzazioni facciamo il possibile perché le persone più vulnerabili possano essere stabilmente agganciate alla rete dei servizi, aiutandole a prendersi cura di sé e della propria vita”. Non solo. “La presenza dei servizi nel territorio – sottolinea ancora Barni – limita le tensioni sociali che possono scaturire dalla vicinanza a situazioni di disagio e in questo modo rende più sicuri e vivibili i quartieri delle nostre città. Senza questi ammortizzatori, infatti, i territori e i loro cittadini si troverebbero soli ad affrontare problemi di marginalità e di salute pubblica”.

Mercoledì 15 dicembre si riunisce il Consiglio regionale per discutere il bilancio di previsione 2022.

A nome di tutti gli enti che aderiscono al CEAL e al CNCA Lombardia, i due coordinamenti chiedono con forza di trovare una soluzione per non disperdere questa preziosa capacità di risposta ai cittadini più fragili e chiedono a Regione Lombardia e all’Assessore alla Famiglia Alessandra Locatelli e al Welfare Letizia Moratti di intervenire tempestivamente, individuando e stanziando risorse economiche adeguate per evitare la chiusura dei presidi territoriali.


I SERVIZI A RISCHIO
I servizi in pericolo realizzano interventi coerenti con tutti i documenti in materia di marginalità e dipendenze: dalla Strategia dell’UE ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), dalla nuova legge regionale sulle dipendenze ai piani nazionale e regionale di prevenzione. Nell’ultimo anno questi servizi si sono valsi del lavoro di 190 operatori qualificati. Tra l’altro:
• hanno permesso di agganciare oltre 7.600 persone, inviandone ai servizi oltre 1.500 (spesso
accompagnando fisicamente le persone)

• hanno realizzato oltre 2.700 interventi medico/infermieristici in contesti di grave marginalità
• hanno aiutato le persone ad affrontare le proprie difficoltà con oltre 15.000 colloqui individuali
• hanno reso più sicuri i parchi e le strade raccogliendo oltre 110.000 siringhe sporche.

I servizi, oltre a garantire la sicurezza, la salute e il benessere sia delle persone che vivono in condizione di fragilità ed emarginazione, nel corso della pandemia hanno rappresentato un importante presidio per contenere la diffusione del Covid 19 nelle persone che vivono in condizione di fragilità e contribuito a prevenire forme di ritiro sociale tra i giovani.

CASE HISTORY


Associazione Comunità Nuova – Milano, progetto WelcHome Contatta e Include
“Dal 2017 il Progetto WelcHome Contatta e Include è stato a fianco dei giovani, incontrandoli nei loro contesti di vita e accompagnandoli nella costruzione di una progettualità futura, favorendo percorsi di inclusione verso la casa, il lavoro, i servizi. Con le giovani donne abbiamo costruito insieme un linguaggio dell’equità e del consenso, per promuovere una cultura del divertimento responsabile e attento all’altro. Ci siamo incontrati in strada, nelle discoteche, nei cortili durante la pandemia, sul web. Dal 1 gennaio queste attività smetteranno di essere garantite, lasciando scoperto quel ponte tra strada e servizio che abbiamo negli anni contribuito a costruire”.
Marco Brunetti


Cooperativa sociale – Il Calabrone, progetto Strada
“A Brescia il Progetto Strada è da molti anni un punto di riferimento per le persone più fragili e per la rete dei servizi sociosanitari. Ogni giorno accedono allo spazio una sessantina di persone in situazione di grave marginalità, molte delle quali con problemi di dipendenza. Trovano operatori che li accolgono e li aiutano a prendersi cura della propria salute, anche sulla strada. Supporto individualizzato, visite mediche e infermieristiche, spazio doccia, accompagnamento ai servizi del territorio sono solo alcune delle risposte fornite. Sono quotidiane le collaborazioni con i servizi per le dipendenze, i centri per le malattie infettive, i servizi sociali del comune e numerose realtà del
territorio. Rispondere insieme è il modo migliore per rispondere bene. Tutto questo ora è a rischio”.


“Colazione da Tiffany è un gruppo di auto-aiuto per persone transessuali, in prevalenza sudamericane, che vivono la strada e non hanno uno spazio dove sentirsi veramente loro stesse. Il gruppo si incontra settimanalmente per fare colazione insieme, per parlare e condividere uno spazio. Diversi sono gli argomenti: il racconto del viaggio che le ha portate qui, la condizione di transessualità, le malattie che possono essere contratte… La presenza di medici e personale specializzato aiuta le ragazze ad affrontare questioni spesso rimaste in sospeso”.

Massimo Ruggeri


Fondazione Somaschi Milano progetto WelcHome Accoglie e Include
“La chiusura del Centro diurno Drop in di Piazza XXV Aprile da gennaio 2022 comporterà la sospensione dell’accoglienza per 40 persone al giorno, con picchi di 50 durante il periodo invernale e della distribuzione di generi di conforto. Inoltre con la chiusura sarà negato l’accesso ai servizi igienici e alle docce (ora le uniche disponibili sul territorio di Milano) e il servizio lavanderia. Non sarà più possibile garantire l’orientamento ai servizi territoriali e l’invio a servizi sanitari territoriali. Inoltre non sarà più possibile per le persone senza dimora con problemi di dipendenza accedere al materiale di profilassi e ad informazioni sui comportamenti a rischio sulle sostanze. Negli ultimi 6 mesi abbiamo fornito l’accesso ai servizi primari a 500 persone senza dimora frequentatrici abituali del centro”.
Carlo Alberto Caiani


Per informazioni e/o contatti Alberto Barni 393 9031552 presidenza@cealweb.org
Ufficio stampa: Massimo Acanfora 329 1376380

“Emergenza educatori”

La denuncia di CNCA Lombardia.

In Lombardia sono sempre di più gli adolescenti in comunità.

Ma mancano gli educatori con specifiche competenze.

in Lombardia sono quasi 800 i servizi residenziali per minori e circa 3.000 gli ospiti.

Aumenta l’età, 3 su 4 sono adolescenti o preadolescenti e la metà stranieri e diminuiscono i tempi di permanenza. Ai numeri e ai bisogni in crescita non corrisponde però la disponibilità di educatori professionali. Paolo Tartaglione di CNCA: “Chi gestisce comunità è preoccupato della carenza di educatori formati ad hoc. L’università si attrezzi per nuovi percorsi”.

A contraltare parte il prossimo 17 dicembre 2021 alla Bicocca il primo Master Universitario per specializzarsi nel lavoro educativo di comunità.

Per interviste a Paolo Tartaglione o altre informazioni: 329 1376380

Milano, 26 ottobre 2021 – L’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza informa che, secondo gli ultimi dati, le comunità socio educative per minorenni in Italia sono 4.076, in netto aumento rispetto agli anni precedenti. In Lombardia il portale minoriweb a marzo 2019 ha rilevato 780 servizi educativi residenziali per minori con quasi 3.000 ospiti. Una netta tendenza che si accompagna ad un aumento dell’età media: i minorenni (e giovani adulti) che vengono collocati nelle comunità sono sempre più grandi (il 62,3% ha tra i 14 e i 17 anni, e l’11,5 tra gli 11 e i 13), e hanno tempi di permanenza in struttura sempre più brevi (nell’81,5% dei casi la permanenza è sotto i 24 mesi). Nel 2016 il numero di ospiti stranieri ha superato quello degli italiani.

A fronte di questo momento di forte trasformazione, le realtà del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA) della Lombardia che gestiscono comunità lamentano la carenza di educatori motivati e preparati per le nuove esigenze degli ospiti. “C’è bisogno di un maggior numero di educatori professionali motivati e preparati, e di una formazione pensata per una utenza molto diversa da quella di 10 o 20 anni fa” -afferma Paolo Tartaglione, Referente “Infanzia, Adolescenza e Famiglie” di CNCA Lombardia-. “Oggi gli Enti gestori di comunità sollevano con preoccupazione il problema della carenza di educatori disponibili a formarsi e a realizzarsi professionalmente in questi contesti”.

Il mondo universitario ha tardato infatti a raccogliere la sfida: da anni le facoltà di Scienze dell’educazione formano prevalentemente educatori che vogliono lavorare nella prima infanzia (0-6) o nelle scuole. Questa carenza è divenuta ancora più evidente nel momento in cui l’approvazione in Finanziaria 2017* di alcuni articoli fortemente voluti dalla Senatrice Vanna Iori hanno assegnato alla sola Classe di Laurea L19 (Scienze della Educazione e della Formazione) la possibilità di formare i futuri educatori, eliminando così la possibilità di incaricare operatori formatisi in altri corsi di Laurea.

Un segnale positivo è però l’imminente partenza del primo Master Universitario dedicato agli educatori che intendono specializzarsi nel lavoro educativo di comunità: “Le buone pratiche del lavoro educativo in comunità minori”, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca (unimib.it).

Tra gli Enti che patrocinano il Master, c’è Agevolando (www.agevolando.org), Associazione costituita da giovani cresciuti fuori famiglia. Così il presidente Federico Zullo“Lavorando da più di un decennio con i ragazzi e e le ragazze che escono dalle comunità educative e familiari abbiamo ben presente quanto sarebbe per loro più efficace poter disporre di competenze educative sempre più professionali a fronte di bisogni sempre più complessi. Le testimonianze di tanti ragazzi ce lo confermano: occorre preparare gli educatori con percorsi formativi e professionalizzanti più mirati e dedicati”.

Ribadisce Tartaglione:“Le sfide che gli ospiti delle comunità per minorenni pongono agli educatori sono sempre più alte, e meritano di ricevere una risposta all’altezza. Il lavoro educativo residenziale ha un fascino e una potenza senza pari, e ha bisogno che questa sfida sia raccolta da educatori preparati e motivati. Alle Università, e in particolare alle Facoltà di Scienze dell’Educazione, che dal 2017 sono le uniche titolate a formare educatori, chiediamo di ridare centralità alla formazione di professionisti motivati e preparati ad accogliere questa sfida educativa”

Ufficio stampa: 329 1376380

* commi dell’art. 1 della Legge di Bilancio n. 205 del 27 dicembre 2017

LA CURA NELLA PANDEMIA

il Covid-19: il capitale umano, la resilienza, l’innovazione,gli anticorpi cooperativi.

Il primo bilancio delle organizzazioni del non profit di CNCA durante la pandemia in Lombardia.

Dati e testimonianze: quasi 40 realtà, 5.000 lavoratori , oltre 70.000 utenti, con 17 categorie, dai minori ai migranti.

Scarica qui il dossier completo

Milano, 21 giugno 2021 – Nel corso della crisi epocale causata dalla pandemia di Covid-19, il CNCA Lombardia, che federa 38 organizzazioni e ha oltre 800 servizi in 12 province della Regione Lombardia, ha scelto di raccontarsi per la prima volta nel Dossier “La cura nella pandemia”: non solo offrendo una fotografia di una parte rilevante del settore non profit lombardo, ma mettendo anche in evidenza che cosa sia successo nelle sue realtà durante la pandemia.

“Questo Dossier – spiega Paolo Cattaneo, presidente CNCA Lombardia – va quindi visto come un fermo immagine che racconta il “patrimonio” straordinario di CNCA Lombardia ma anche come un bilancio dinamico della sua capacità di “resilienza e ripresa” che ha le fondamenta nel suo grande capitale umano”.

Il Dossier “La cura nella pandemia” mette prima di tutto in evidenza i dati delle organizzazioni di CNCA Lombardia (scarica qui il dossier e guarda qui sotto la sintesi dei dati principali). Gli “addetti ai lavori” sommano “una maggioranza qualificata e militante di lavoratori del sociale, ad una importante presenza di volontari”. I numeri delle persone (gli utenti dei servizisono imponenti (oltre 70.000), “ancora più importante -spiega Cattaneo- se pensiamo che dietro ad ogni cifra si fa strada una faccia, una storia, un viaggio, una frattura, un’intelligenza, una fuga, un impegno.

servizi offerti, oltre 800 unità, spaziano dal residenziale ai numerosissimi servizi innovativi.

La seconda parte del Dossier racconta le storie della pandemiacase history e progetti scelti tra le mille possibili: storie che raccontano la resistenza nel quotidiano, storie che raccontano la forza del gruppo, della comunità, la creatività delle cooperativa, la tecnologia che diventa vicinanza.

Qualche esempio: la ginnastica online per gli anziani delle Case del Tempo gestite dalla cooperativa sociale Comin; la “vicinanza remota” attraverso il disegno e il fumetto della Fondazione Arché; gli incontri online che hanno messo in campo la giocoleria, il canto, la fotografia con la cooperativa sociale il Calabrone; un centro diurno che va in onda sulla radio di quartiere nell’esperienza dell’Associazione Comunità Nuova; l’invenzione di nuovi servizi “casa della quarantena” della Cooperativa La Grande Casa: una soluzione che ha consentito a donne in fuga di restare al sicuro; i centri di accoglienza per persone senza dimora che mettono in evidenza gli “anticorpi cooperativi” nel lavoro di Famiglia Nuova; i laboratori di panificazione e falegnameria della Cooperativa Arimo; le soluzioni che affrontano il problema dell’accessibilità nel caso della Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione; il concerto on line del Primo maggio inventato da cooperativa Diapason; la produzione di mascherine e di camici per la terapia intensiva predisposta dal Laboratorio di Confezioni della Cooperativa Bessimo; le proposte di Cooperativa Aeper, dai video autoprodotti per promuovere proposte ludiche e sportive.

Per interviste con Paolo Cattaneo e le singole cooperative, Ufficio stampa 329 1376380

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Il metodo del Dossier

Una prima fase è stata “quantitativa”. I numeri della prima parte del Dossier si riferiscono a quanto è stato cristallizzato nei Bilanci Sociali o nei report delle organizzazioni di CNCA Lombardia e si riferiscono al 31 dicembre 2019 – il periodo appena pre- cedente lo scoppio della pandemia – e che sono stati poi pubblicati nel 2020. Nel novero è computata anche Micaela Onlus, che dal 2020 non è più socia di CNCA Lombardia. La raccolta dei dati è stata confermata dalle organizzazioni stesse at-traverso la compilazione di un questionario ad aprile 2021.

Una seconda fase è stata invece “qualitativa”. I materiali della seconda parte del Dossier, ovvero relazioni, interviste, racconti, sono state invece raccolti nel corso del 2020 e 2021 e si riferiscono in toto a iniziative, progetti ed episodi promossi o accaduti nel periodo della pandemia.

Il dossier è stato curato da Altreconomia

Redazione ed editing:Massimo Acanfora

Grafica: Laura Anicio

Con il contributo di Paolo Cattaneo, Rita Ceraolo.

Grazie a tutte le realtà di CNCA Lombardia

importante: master in bicocca per educatori in comunità educative

sono aperte le iscrizioni per la seconda edizione del master per educatori di comunità per minori proposto da Università Bicocca in collaborazione con Enti CNCA, Cismai e Agevolando:

https://www.ubiminor.org/44-formazione/3768-ii-edizione-del-master-le-buone-pratiche-del-lavoro-educativo-in-comunita-minori.html

La prima edizione, come sapete, è in corso, e il gradimento espresso dagli studenti è alto.

Grazie al livello di competenza e formazione espresso in questo master, dovuto alla collaborazione tra Università e enti del terzo settore, speriamo che molti possano partecipare per poter conoscere possibili educatori desiderosi di investire in questo tipo di servizi.

Chiediamo a tutti di fare ogni sforzo per far circolare la notizia, e fare in modo che la prossima edizione sia molto partecipata!

I potenziali studenti che volessero avere info possono scrivere a: mastercomunita@unimib.it

Ciao Don Redento
Lunedi sera 16 novembre 2020, Don Redento Tignonsini, sacerdote bresciano, missionario e fondatore della Cooperativa di Bessimo Onlus, si è spento sereno nella parrocchia della Sacca, frazione del comune di Esine (BS) in Valle Camonica.Un’infezione incurabile al pancreas se l’è portato via a 87 anni compiuti lo scorso 19 ottobre.
http://cooperativa-di-bessimo-onlus.voxmail.it/rsp/pvf7jc/if/resize/570,null/rs/content/don_redento_tigonsini_cooperativa_di_bessimo_foto.jpg?_d=5AG&_c=812c99e4
Nato a Pian d’Artogne (BS), don Redento si è formato come curato in Valle Camonica per poi partire per un’esperienza di sette anni in Africa con il popolo nomade dei Rendille nel deserto del Kenya.Rientrato a Brescia negli anni ’70 ha incontrato il dilagante fenomeno della tossicodipendenza da eroina che riguardava, in particolare, le fasce più giovani di una popolazione in forte crisi di identità ed attratta dallo sballo nelle sue diverse forme nel periodo appena successivo ai subbugli del ’68.Don Redento si è da subito interessato agli emarginati e ai tossicodipendenti che sostavano in strada concentrando la loro presenza in piazzetta Vescovado in centro a Brescia e, insieme a un gruppo di volontari con il consenso della Curia, ha aperto in una casa data in uso gratuito dalla parrocchia di Bessimo di Rogno (BG) una comunità rivolta all’accoglienza di emarginati giovani e adulti anche con forti problematiche di dipendenza da eroina ed alcool.Era il 29 agosto del 1976 e quella casa sarebbe poi diventata la «Comunità di Bessimo» da cui la Cooperativa avrebbe poi preso il nome.Profondamente addolorati dalla Sua scomparsa, ci rassicura il fatto che stiamo tutti portando avanti con passione quello che lui ha iniziato 44 anni fa e che ha permesso di cambiare la vita di migliaia di persone.Qui è disponibile una breve storia di quanto ha fatto nella Cooperativa di Bessimo:
VISITA LA PAGINA DEDICATA A DON REDENTO

No alle ordinanze indiscriminate: le persone fragili pagano un prezzo troppo alto! Lettera aperta alla Regione Lombardia contro le ordinanze 619 e 620

Con le 2 ordinanze 619 e 620, emanate ad un solo giorno di distanza (il 15 e il 16 ottobre rispettivamente), il Presidente della Regione Lombardia e tutta la sua Giunta sembrano non avere imparato nulla dai mesi di pandemia che ha investito con particolare violenza la nostra Regione e tanto meno dai tantissimi e vergognosi errori commessi nella gestione non solo sanitaria ma anche sociale degli effetti dirompenti della pandemia.

Senza voler operare alcuna distinzione tra le molto differenti tipologie delle strutture di accoglienza residenziale, come già fatto con precedenti provvedimenti emanati in primavera ed estate, le ordinanze decretano il divieto per parenti e caregiver di poter fare visita ai propri cari ospitati in ogni genere di struttura residenziale (“salvo se in situazioni di fine vita”…), estendendo questo divieto dalla scadenza del 19 ottobre (ordinanza 619) a quella del 06 novembre 2020 (ordinanza 620). 

Entrambe questi provvedimenti “fotocopia” sono il segnale della medesima inaccettabile politica difensiva, con cui Regione Lombardia vuole tutelarsi nella massima misura possibile da qualunque assunzione di responsabilità e scaricare ogni valutazione sulle figure dei “super” Referenti Covid-19 delle singole strutture. Chi ne fa le spese sono anche questa volta le persone fragili, condannate a ritornare nell’isolamento in cui sono state costrette per mesi fino a poco tempo fa.

A questa logica inaccettabile diciamo forte il nostro NO e ci uniamo ai tanti che chiedono che Regione Lombardia ritiri queste ordinanze a dir poco vergognose.”