1° dicembre, Giornata mondiale contro l’AIDS Lombardia prima in Italia per nuove diagnosi Delle 14 province italiane che hanno registrato  più di 50 nuovi casi, 4 sono lombarde

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Il CNCA Lombardia conta oltre 30 comunità: “Le istituzioni italiane e lombarde non investono a sufficienza in prevenzione: viviamo ai piedi di un vulcano in lenta ma costante eruzione, una vera e propria emergenza sanitaria e sociale”

 

Milano, 30 novembre 2016 – Domani, 1° dicembre 2016, è la Giornata mondiale contro l’AIDS. A dispetto del silenzio assordante che ormai da quasi 20 anni è calato sulla vicenda AIDS, come se fosse scomparso definitivamente con l’avvento dei nuovi trattamenti che hanno determinato la svolta nell’Occidente ricco a partire dal 1996, sono 3.444 nuove diagnosi di infezione da HIV, rilevate nel 2015 in Italia secondo l’“Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2015”, predisposto dal COA (Centro Operativo AIDS) dell’Istituto Superiore di Sanità. In lieve riduzione rispetto agli anni precedenti, più frequenti tra le persone di sesso maschile di età compresa tra i 25 e i 29 anni ed in particolare tra i cosiddetti MSM (maschi che fanno sesso con maschi). Di queste, ben 829 (2 al giorno, pur se in lieve riduzione dal 2010) sono state evidenziate nella nostra Lombardia, che si conferma saldamente al primo posto tra le Regioni d’Italia, come lo è stata fin dagli inizi del riconoscimento dell’epidemia di HIV nel nostro Paese a metà degli anni 80.
Delle 781 nuove diagnosi in cui è riportata la modalità di trasmissione in Lombardia, 400 (51,2%) sono state registrate tra MSM, 214 (27,4%) tra gli eterosessuali maschi e 151 (19,3%) tra le eterosessuali femmine, mentre solo 16 (2,0 %) tra gli utilizzatori di sostanze stupefacenti per via endovenosa.

Delle 14 Province italiane che hanno registrato più di 50 nuovi casi nel 2015, ben 4 sono lombarde: l’Area Metropolitana di Milano con 374 (più di 1 al giorno, preceduta solo dall’Area Metropolitana di Roma con 397; e con il 65.1 % tra gli MSM), Brescia con 116, Bergamo con 93 e Varese con 53.

Il Cnca in Lombardia conta inoltre 30 comunità residenziali e 3 comunità semi-residenziali che accolgono persone tossicodipendenti a volte in HIV/AIDS. Il Cnca Lombardia da molti anni ha infatti tra i suoi aderenti diverse realtà storiche molto attive sul tema: A77 Cooperativa Sociale nel 1988 ha aperto la prima Cas Alloggio per malati di Hiv/Aids; come  Comunità del Giambellino, Cascina Contina, Fondazione Somaschi, Il Gabbiano, tutt’ora gestisce accoglienze residenziali e semiresidenziali in strutture convenzionate specificamente sul trattamento dell’HIV/AIDS, che ospitano 50 persone con HIV/AIDS che presentano ulteriori fragilità che impediscono loro di poter vivere autonomamente.

“Se al panorama che ci fornisce l’ISS aggiungiamo che le nuove diagnosi non corrispondono certo alle nuove infezioni, ci dovremmo rendere conto che in Lombardia stiamo vivendo ai piedi di un vulcano in costante pur se silenziosa eruzione e che la diffusione dell’infezione da HIV, specie tra i giovani (25-29 anni) ed in particolare tra gli MSM, deve rappresentare un’emergenza sanitaria e sociale”.

Tutte le realtà aderenti al CNCA Lombardia partecipano al progetto nazionale di Caritas Ambrosiana “Una sola famiglia umana: nessuno sia lasciato indietro”, attivato nel 2015, che si occupa di interventi territoriali di sensibilizzazione e formazione sull’HIV. Il progetto svolge una importante tappa a Milano alla Fabbrica del Vapore, all’interno dell’evento Not a Game, in occasione della Giornata Mondiale del 1 dicembre, in collaborazione con CNCA Lombardia, Milano contro l’AIDS, CORDA, e con la partecipazione di ATS Milano Città Metropolitana, Comune di Milano e Città Sane.L’evento è rivolto a tutti i giovani e meno giovani, con proiezioni, mostre, musica e laboratori, e con un’ospite speciale: Davide Van De Sfroos.

“Quanto le Istituzioni stanno investendo in Italia e in Lombardia per la prevenzione e per la sensibilizzazione all’esecuzione del test il più precocemente possibile? Non ci sembra purtroppo che sia all’altezza delle risposte che come collettività tutta dobbiamo dare, perché quel END AIDS 2030, che l’OMS ha posto come slogan per il 01 dicembre 2016, non rimanga il solito slogan per anime belle, ma possa diventare realtà concreta anche alle nostre ricche latitudini”.

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